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[Volume terzo e volume quatro.]
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ancora a fresco, e basterà ricorda-re il bel palazzo del principe Cbigialla Riccia, con paesi vaghissimi esoggetti d’Armida. Dipinse all’ en-causto, o per meglio dire richiamòla maniera di pìngere all’ encaustodegli antichi, che era smarrita: nelqual genere fece due quadri per lamaestà di Caterina II, l’uno rap-presentante Alessandro Magno al-lo studio di Apelle, e l’altro Ales-sandro al campo che soccorre unode’ suoi generali rifinito di sete.Incise in rame per suo piacere, econ buon giudizio alcune cose, frale quali due gran rami all’ acquaforte, l’uno rappresentante la mor-te di Leonardo da Vinci, 1 ’ altronostro Signore che strigne al senoi fanciulli: opere, che ornano an-cora la calcografia camerale. Vollemostrare altresì quanto potesse nel-la scultura: modellò due gran basso-rilievi in creta, belli d’immagina-zione e di esecuzione; 1' uno figu-ra la Grecia trionfante; l’altro Ro-ma Papale. Così salito in fama inItalia e luori, fu cerco alla Cortedi Russia per dipingervi la granCappella in Pietroburgo: non po-tendo indursi a cambiare il cielodi Roma con quello, si ricusò, ad-dusse ragioni di salute; ma ci vol-lero tre fedi di medici ad acque-tare quella Corte : la quale final-mente si ridusse a dargli commis-sioni di quadri qui stesso : ed egliparte ne eseguì, come era da lui ;ma tolto ai vivi di 4g anni agli 8dicembre 1799, vennero poi termi-nati da altro pittore sopra i boz-zetti ad olio , che il degno artistaavea preparati. Cosi avesse potutocompiere egli que’ lavori, che nonsarebbe mancata una comoda esi-stenza alla sua famiglia! Ancoraavrebbe ottenuto più uniformitànel suo stile ; dacché taluno notòin lui questa pecca di presentarein un quadro tante imitazioni dimaestri quante erano figure: il chepare opporsi all’ unità ; coniecliè

potesse forse scusarlo appo le cor-tesi persone la ragione della varie-tà e l’esempio del Caraeci (1).Quanto a noi crediamo, che se fuin lui quel difetto, provenisse daciò, che ne’suoi primi studii sin-golarmente non si fissò ad un mo-dello : ma allora e poi si piacqueora di uno, ora di un altro, e posel’ingegno a rendere le cose di quel-li ; talché le copie fossero tanto epiù simili agli originali quanto unagoccia d’acqua ad un’altra: e stan-dosi contento alla gloria di copistasingolarissimo, non si avvisò di far-si egli stesso creatore, come po-teva e doveva. Il Lanzi (2) dicein particolare di aver veduto espo-sto di lui un quadro in ss. Apo-stoli rappresentante per allegoriala elezione di Clemente XIV,dov’ebbe imitato nella composizio-ne e nel colorito il quadro di Ti-ziano , che è al Quirinale: e reseeziandio quel fosco, che non il Ve-cellio , ma l’età diede all’ origina-le. Di che scusavasi bravamente ilCades dicendo : quell’opera esserfatta da esporre in s. Francesco diFabriano ad una luce vivissima ovei colori se non si tenean bassi, sa-rebbersi avventati disgustosamen-te all occhio dello spettatore. Esegue il Lanzi medesimo : XJn er-rore di prospettiva mal potè difen-dersi: e fu nella figura simboleg-giante il P. M. Innocenzo (ordina-tore del quadro) , che mentre stu-pefatto per sì gran fenomeno (del-la elezione di quel papa , che eglinon si aspettava ) si arretra , sem-bra uscir d'equilibrio, e dover ca-dere supino ; ma non cade perchèè dipinto. Simile cosa fu notata ainostri giorni nel quadro di s. PierGrisologo, lavoro assai lodato delcav. Pietro Benvenuti, che è nel

(1) Ricordiamo a proposito quel det-to di S. Evremont : Les exemples ri au-torisent point un défaut.

(2) Ivi, pag. 266.