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[Volume terzo e volume quatro.]
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pregiava aver sentito a ragionareE. Q. Visconti, introdotto a lui daxnonsig. Marini, e spesso ne allegòcome decisiva 1’autorità.Ebbe pu-re assai alto nella sua stima i fra-telli di quell’ illustre , Filippo Au-relio ed Alessandro.

Non gli mancarono onori, quan-tunque ne fosse oltre ogni crederealieno, più che de’propri allegran-dosi di quelli agli amici suoi con-feriti: anzi di questi soltanto. Per-chè, oltre all’ufficio di scrittorevaticano per la lingua greca, fu,come dicemmo, socio ordinario, equasi sempre tenne la censura del-la pontilicia accademia romana diarcheologia. Leone XII lo nominòdottore del collegio filologico . Fusocio onorario dell’accademia di s.Luca, corrispondente della societàitaliana di Livorno , e di quellareale di Monaco.

Del resto, non ebbe la fortunapropizia, nè forse la volle j consi-derando come quelli che sembra-no suoi favori, sono spesso legami,onde essa ci toglie libertà, e l’ani-mo invilisce, o muta in peggiore .Visse quindi tutto e unicamentealle lettere: tanto più felice, quan-to più sciolto da quelle forme, chespesso fan grave la civil comunan-za. Non eh’ ei fosse salvatico, o po-co amatore degli uomini: erano lasua vera filosofia e la giusta consi-derazione delle molte vanità, ondefacciamo un gittar miserabile diquel preziosissimo dei doni conces-si agli uomini,il tempo. Negligen-te nell’esterno culto della persona,parchissimo del cibo, si dimostra-va vero modello di quella sommafrugalità, che tanto gli antichi neiloro filosofi celebrarono . A chi ilvedeva sembrava al primo aspettoscarso delle parole , in un’ aria divolto pensoso, e in certo quasi ec-cedente contegno di serietà . Mapoi usciva in giocondi e grati di-scorsi, conditi di tanto amabile sa-pienza, e di motti cosi piace voli,

che metteva veramente desideriodi udirlo. E ciò ben sanno coloroche intimamente lo conobbero, ofurono ammessi a sentirne i di-scorsi nella circolare conversazionedi quell’angolo di nobile ridotto,che ( pregio in gran parte dell’ A-mati ) suona celebre sotto il nomedi nicchia. Era egli primo ad assi-dersi in tal luogo, ultimo a partir-ne. Vi conveniva il fiore de’ roma-ni ingegni , il fiore degli italiauiche fossero in Roma, e celebri stra-nieri. Quivi si poterono alcuna vol-ta vedere riuniti degl’italiani, Per-ticavi, Borghesi, Tambroni, Bion-di, Betti, Cecilia, Odescalchì, A-gricola , Lanci, Emiliano Sarti,Giraud, Costa, Montrone, Ciampi,Micali, Trivulzio, Za nnoni , Bo-sellini. Champollion, Tiersch, Ma-zois, Panoffia, degli esteri. E quei-rumile Amati era come il più gra-to alimento di tanto alti e gentilispiriti. Ora poneva in mezzo bel-lissime considerazioni etimologi-che della lingua nostra , peritissi-mo com’era della provenzale, dellaquale tanto s’informò. Ora recavanuovi monumenti scritti, mandatipure allora in luce dalla docileterra. Cbè egli non mancò mai ,anche nella vecchiezza, di recarsisempre a piedi dove si facesseroscavi, senza curare di distanza , udi intemperie, per vedervi ocular-mente gli antichi marmi. Onde,oltre il molto che pubblicò, ebbea lasciare bellissimi pugillari, pie-ni di osservazioni e di rare cose.

Toccava ornai Fauno 66 dell’elàsua, quando infermò di malattia ,che sembrava lieve a principio ;ma fatta poi pericolosa d’assai,an-che per la ripugnanza sua a volercedere alla medica cura, ne fu tol-to ai vivi il giorno i5 di aprilodell’ anno 1 85zp . Lo assisteronogli amici suoi tl’ogni maniera diaiuti, e il Betti soprattutto ed ilVescovali gli furono larghi di assi-dua e personale opera. La soda