amici lasciò pure die anelassero al-cuna volta i suoi versi per le stam-pe . Così in quelle nozze auspica-tissime di Giulio Perticari con laCostanza Monti , pose un inno aPlutone in appendice a quelli de-gli Dei Consenti, scritti dai più il-lustri inofen-ni italiani. Un volumede’suoi versi cosi editi come ine-diti raccolti insieme sarebbe forseun bel dono alla Italia : massima-mente sendo la maggior parte tra-duzioni dal greco fatte da uomointendentissuno delle più riposteparticolarità di quel linguaggio.Ma un dono forse anche maggiorole verrebbe dall’adunare in unole molte epigrafi latine da lui com-poste con aurea eleganza. Poiché,conosciuta 1’ eccellenza dell’ uomoin questa difficile arte del comporlapidi, a lui dimandò Ercole car-dinale Consalvi, massime verso lafine del suo ministero, tutte leinscrizioni da scolpire nei pubblicimonumenti, de’ quali Roma si ve-niva adornando. Assai ne scrisse aiprivati, sparse per le chiese di Ro-ma e per quelle d’Italia. Sue e lo-datissime furono le temporarie epi-grafi nei funerali de’tre sommi pon-tefici, Pio VII , Leone XII e PioVili.
Venuto pertanto a quell’altezzadi rinomanza, che non fallisce maiazeramente eccellenti, molti a luiricorrevano nelle maggiori lette-rarie difficoltà. E quel candidissi-mo ingegno, come fonte perenne,che per attingervi che altri faccia,non teme di venir mai povero diumore, faceva larga copia delle sueletterarie dovizie. Bello era ascol-tarlo, poiché, recatasi un istante lamano in sulla fronte, si faceva or-dinatamente ad esporre quali equanti fossero i sussidi degli auto-ri ; dove e come si trovassero lecerte notizie, utili all’uopo richie-sto , leggendo nt'lla sua propriamemoria, come in un libro fedele.Di elicsi rimaneva incerti se più
fosse iti lui da ammirare la dottri-na, o la liberalità. Nò minore erail numero di coloro, clic nelle piùintricate quislioni si appagavanoalla sua sentenza, e la dimandava-no. n Sulla mia dissertazione ( in-torno al primitivo alfabeto greco),gradirci sentire il giudizio del dot-tissimo Amati. Si tratta di materiamolto contrastata adesso, ed io ten-go opinioni contrarie a quelle deimaggiori grecisti oltramontani .Per sapere se io abbia errato, nonposso desiderare altro giudice mi-gliore di questo sommo italiano.»Così scriveva al Retti un CesareLucehesini, il quale in altra lette-ra, dell’ Amati parlando , ebbe adesclamare : Quanta dottrina è inquella testa !
E quell’alto ingegno di Vincen-zo Monti, in quella nobile sua let-tera al Tambroni sul verbo Irtare,amò confessare pubblicamente :« Non ardisco fermarmi in questaopinione: bensì piacemi che ne in-terroghiate 1’ oracolo del nostroAmati, la cui vista in siffatte oscu-rità erudite è di lince (i) «.
Delle amicizie fu conservatorefedelissimo, e meriterebbe essereproposto ad esempio di così bellavirtù. E non pure si mostrava uf-ficioso, utile , amorevolissimo agliamici stessi ; ma gli amici degliamici suoi accoglieva nella benevo-lenza, fosse anco stato loro altrevolte avverso. Onorava in fra i pri-mi Vincenzo Monti, BartolommeoBorghesi, Luigi Biondi, SalvatoreRetti, Pietro Odescalchi, GiulioPerticari , L. A. Santucci , LuigiPoletti e Giuseppe Tambroni.Con-servò pure grande affetto a LuigiVescovali, stato suo alunno nellecose di archeologia.
Di monsig. Gaetano Marini, diG. D. Akerblad parlò sempre congrata e reverente memoria . Si
(i) Giorn. Arcaci., maggio 1822, a c,2)1.