Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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Fu rimesso al comando del corpodel genio militare. Vide il nuovostato da invalida sapienza retto :con dolore vide una setta invaderetutto il regno, e sconvolgerlo da ca-po a fondo, donde non potea nonconseguirne la rovina dello stato.Egli non si mesceva alle feste e aiinatti sollazzi di quella gente scon-sigliata, ma mostravasi allorché lapaura si indonnava di quo' cuoristemperati ne’ piaceri. Quando laSicilia volle rendersi indipendente,per voto del parlamento vi fu man-dato comandante generale delle ar-mi napoletane, investitodella auto-rità di luogo-tenente. Compose inquel regno la quiete; si mostrò se-vero co’ settarii, dolce co Siciliani.Dopo due mesi, nell’ estreme for-tune dello stato costituzionale, fu ri-chiamato a Napoli, ed aggiunto alParisi nel ministero della guerra: losostituì il 2G di febbraio : il 25 dimarzo le armate austriache entra-rono in Napoli . Quanto è dato adnomo dì operare in cosi ardue e-rnergenze, e in sì breve giro ditempo , quanto può la industria ,quanto l’ingegno, quanto la caritàdella patria, tutto fece il Colletta ,benché inutilmente. Degli uffiziisostenuti per amore di pubblicobene, ed esercitati con ... rettitudi-ne, gli diedero.... mercede. Il Ca-llosa lo perseguitò , ond’ è che fuprigioniero in castel sant’ Elmo ,ove stette tre mesi. Volle la buonasorte, che il governo austriaco siopponesse alle ribalderie di queifarnetici, che minacciavano la vitade’ prodi Cittadini, i quali aveanodovuto avere, anche non volendolo,una parto in quelle commozionipolitiche. Fu perciò levato di car-cere, e con altri quattro de’più il-lustri del parlamento su nave ar-mala di Tedeschi condotto insino aTrieste. Di là fu mandato a Brunii.In quel clima ne scapitava la suasalute: domandò quindi ed otten-ne un cangiamento di stanza , e

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dopo due anni gli fu concesso direcarsi a Firenze , dove giunse inmarzo del 1823. — In Moravia me-ditò il vasto disegno della storia dicui prenderemo a parlare : ma ciònon sarebbe bastato, ove a sommointelletto non avesse congiunto for-te volere , quel forte volere, chesolo può mutare in passione i con-cepimenti dello ingegno. A gloriad’Italia gli bastò la vita per com-pierla , e mandarla in luce a Fi-renze.

Fino del r81 5 avea composto unracconto militare dell’ultima guer-ra perduta da Gioacchino, che nonvide la luce , ma che gli servi piùtardi di materiale per la sua storiadel regno di Napoli. Due breviscritture dettò del 1820, che furo-no anche pubblicate: con una de-scrisse le recondite cause della ri-voluzione, e lo scoppio di essa e ilfine in sei di : coll’altra narrò gliultimi fatti dì Gioacchino.

Prenderemo ora a discorrere del-la storia, che lo ha fatto salire inaltezza di fama.

La storia del regno di Napolidel generai Colletta ha principiodall’anno t l } 54 , e va sino al iBzS:è divisa in dieci libri : come si dis-se, vide la luce in Firenze, e se nofecero molte ristampe: da ultimoè sortita per la tipografia Elvetica( 1 854 ), Ca polago, Cantone Ticino.

Nel primo libro si tratta del re-gno di Carlo Borbone dall’ anno.1754 al 17 5 q j nel secondo del re-gno di Ferdinando IV dall’ anno1759 al 1790; nel terzo del regnodi questo re sino al 1798; nel quar-to della repubblica Partenopea dalgennaio al giugno 1799; nel quin-to del regno dì Ferdinando IVdall’anno 1799 al 1806; nel sestodel regno di Giuseppe dal 1806 al1808; nel settimo del regno diGioacchino Murat dal 1808 al 181 5 ;nell’ottavo del regno di Ferdinan-do I dal 181 5 al 1820 (FerdinandoIV l’anno 1817 si fece chiamare I);