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[Volume terzo e volume quatro.]
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spenti ! Quante vendette per luitroncate ! Quante discordie da luiconvertite in pace fraterna ! Le fa-zioni, che da’mali umori prestoall’ ire trascorrono, furono per luifrenate: la pace infine venne dalui ristabilita in quella regione.Pro-mosse i buoni studii con indicibi-le operosità, li persuase con quellaeloquenza eh’era tutta sua, e chevalea a guadagnargli i cuori. Quan-do il re volle tentare l’impresa diSicilia, egli ve lo accompagnava .Ne’primi mesi del 1812, si recò aNapoli , perchè Gioacchino in ri-compensa degli eminenti servigiia lui renduti e alla patria Io eleg-gea direttore dell’ ufficio de’ pontie delle strade col grado di genera-le. Per quindici mesi soltanto so-stenne quell’ onorevole incarico ;ma di sè lasciò grandi memorie.Per lui l’amenissima strada di Po-silippo, e la magnifica del campodi Marte furouo fatte ; per lui fuincominciata la grande via di Ca-labria ; per lui venne provvedutoa’porti commerciali di tutto il re-gno; per lui furono assicurati conopere durevoli i cadenti emporiiacui esclusivamente volgea quellespese che prima venivano con po-co o niun frutto disperse. Fu ope-ra di quella bene ordinata mentoil nobile pensiero di raccorre inuna cassa comune le rendite deiterreni pubblici, e di operare queibuonificamenti ch'orano indispen-sabili a’ luoghi incolti o sommersi.La distribuzione delle spese, la op-portunità delle opere, la scelta deiluoghi, ove una nuova popolazionesi radunasse, i nomi de’villaggi di-segnati e delle città, tutto era dalui pensato e discusso. Ma le guer-re eh’ indi a non molto si successe-ro rapidamente fecero cadere ilgran pensiero, cui Gioacchino ap-plaudiva, c prometteva di mandaread effetto. Il divisamento nulla dimeno non tornò inutile, imperoc-ché, se le bonificazioni non si so-

no fatte per opera del governo , sipreparano però da’ cittadini, che ,pieni di maggior vita c di speran-ze, ne riconoscono la immensa uti-lità. L’opera de’porti è anche rias-sunta dal governo stesso, che conbello esempio ne la sottopone a li-bera discussione.

Del 181 3 passò il Colletta daquell’uffizio alla direzione del ge-nio militare. Del j 8 * 4 fu fatto con-sigliere di stato; e del 181 5 si di-stinse nella guerra contro gli Au-striaci, sostenendo le veci di mag-gior generale su tutto 1’ esercito, ilmal esito di questa guerra cambiòle sorti del regno di Napoli. Co-me Gioacchino vide ogni cosa per-duta , il mandava negoziatore aCasalanza di quella capitolazione,nella quale nulla domandò per sè,quel poco che potè pel suo sovra-no, e pel regno quanto comporta-vano i tempi: tempi difficili, incui è bella lode il conservare in-tatta la propria fama, come la con-servò il Colletta.

Sebbene in sospetto di murat-tiano, pure sotto la ristaurazionedel governo di Ferdinando fu con-fermato nel suo gi-ado, adoperatoin varii incontri diai governo, edebbe più tardi il comando delladivisione militare, che risedeva inSalerno. L’indole franca del Col-letta, che con libero parole dicea ilproprio sentimento quante voltone veniva richiesto sulle circostan-ze politiche del regno, non gradi-va al ministro Medici. Il quale ,voglioso com’ era di tutto sapere ,non volle nemmeno dargli rettaallorché gli venne predicendo im-minente una rivoluzione, cui ilministro avrebbe potuto causare ,se, più modesto, avesse prestato o-recchio a chi, per molta lezionenegli affari di stato , ne sapea piùdi lui. La rivoluzione antivedutainfatti scoppiò . Il re Ferdinandorichiese il Collctta di consiglio , equesti sinceramente glielo diede .