di vivere gli parve ben tosto unamiserabile servitù, e venne in de-siderio della sua privata quiete.Della qual cosa avvedutosi l’abateGiuseppe Magiali, custode de’ pag-gi del principe, adoperò eh’ei po-tesse, oltre agli esercizii cavalle-reschi, intendere a suo modo aglistudi delle lettere. Di che Fran-cesco fu molto lieto, e pose l’ani-mo alle cose della retorica, e lapoetic’arte apprese da Carlo Fru-goni, troppo celebre in que’dì. Av-venne in questo mezzo che il ducausci della presente vita : ond’ eglistette appresso Enrichetta da Este,vedova del morto principe} la qua-le, conosciuto il buono ingegno el’indole soave del giovane, lo ten-ne carissimo, e diedegli facoltà difrequentare il pubblico ginnasio.Perché, compiuta Francesco la re-torica, si applicò alla filosofia ed al-le matematiche, nelle quali scien-ze invigorì l’intelletto} rna non perquesto diede comiato alle lettere ,anzi le ebbe sempre per amiche,molto a ciò confortandolo il coltis-simo marchese Ubertino Landi.Nel iy3a invogliatasi la duchessad’ire a Piacenza, Ginanni se n’an-dò con lei} il quale soggiorno fo-gli grato perchè gli diè maggioragio di studiare. Ivi strinse ami-cizia con molti chiari uomini , dacui apparò la morale filosofia e l’ot-tica e l’architettura: prese anchediletto della lingua greca e dellafrancese, sendo nella latina ito mol-to innanzi. Con l’animo adorno ditante cognizioni tornava Francescoalla patria nel i : e passando perModena visitava la gran mente diLodovico AntonioMuratori,cbegliera cortese di utili ammonimen-ti. Da prima formò un libro degliclementi di geometria a modo didialogo, che per più anni furonoinsegnati ai giovani nelle scuoledi Pesaro. Dilettandosi poi dellecose di meccanica, lavorò con mae-stria grande telescopi, barometri,Vor.. m.
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termometri ed altri strumenti disimil fatta. Fece la topografia deisuoi poderi: misurò con l’arte del-la trigonometria la città ed il con-tado ravegnano. E comechè inten-desse alla poesia per solo diletto ,nondimanco i suoi versi sono in sigran numero, che furono raccoltiin due volumi, ma non hanno ve-duto per anche la luce. 11 suo prin-cipale amore fu la naturale filoso-fia, a che diede opera con tutto lospirito, non risparmiando nè spe-sa, nè incomodo, nè fatico. AvevaGiuseppe Ginanni, zio di Fran-cesco, fatta in sua casa una buonaraccolta di naturali curiosità} laquale fu accresciuta dal nostro au-tore e descritta in un volume stam-pato in Lucca. Dettò anche la vitadello zio, e ne pubblicò le opereinedite, onorando per tal modo lasua memoria. E nel 1759 mise inluce un dottissimo libro delle ma-lattie del grano in erba, che glidiede grande riputazione in Italiae fuori} perchè Andrea Rubbi, nel-l’elogio che scrisse di lui, non du-bitò di proporlo come maestro nel-la scienza dell’ agricoltura} e le ac-cademie di Perugia, di Berna , diParigi e di Londra a se 1’ aggrega-rono. Altre belle ed erudite operedel Ginanni, che lungo sarebbe ilricordare , furono stampate negliOpuscoli del Calogerà, nelle Novel-le del Lami, nel Giornale d’Italia,e ne’ Saggi della società letterariadi Ravenna , fondata da lui nel1^52 } utile instituto, ebe troppopresto venne a mancare. Poco pri-ma che’l cogliesse la morte, avevacondotto a compimento un altronovissimo lavoro, la istoria civilee naturale delle pinete ravegnane,nella quale trattò della loro origi-ne e situazione : delle fabbricheantiche e moderne : delle terre ,dell’ acqua , dell’ aria , de’ fossili,de’ vegetabili, degli animali} ope-ra contenente molte notizie di an-tichità sacra e civile, ed ornata di16