belle osservazioni sovra le cose del-la natura, stampata in Roma neli^y 4 j °tto anni dopo la sua morte.Diceva il Ginanni essere il pinetoravegnano un antico e celebre eragguardevole bosco: perciò dole-vasi cheinsin da’suoi dì fosse gua-sto senza alcuna pietà. Ricordavacome il pontefice Sisto V 1 ’ avessechiamato ornamento d’Italia, escritto insino a tre brevi per la suaconservazione . Aggiugneva nonpotersi dubitare , e 1’ esperienzatutto dì confermarlo, che Ravennanon abbia a riconoscere la bontàdelsuo clima dalle sue pinete sin-golarmente. Ma le parole dell’egre-gio uomo furono indarno, da chesegue tuttavia il disfacimento diquesto bosco, delizia del celebrepoela lord Byron , e del grandechimico Davy, quando pochi anniprima della lor morte qui soggior-narono. Mentre il nostro Ginanniera tutto intento ad ornare la pa-tria con le opere del suo ingegno,e volgeva nella mente di fare unlungo viaggio oltremare per vede-re nuove città e costumi d’ uomi-ni , assalito da una febbre morta-le , la notte degli otto marzo 1766si partì da questo mondo nella an-cor verde età di quarantanove an-ni , due mesi e ventisei giorni. Ilcard. Gaetano Fantuzzi ravegnanoe monsignor JNicolò Oddi arcive-scovo di Ravenna stettero presso alsuo letto insin eh’ ei rese lo spiri-to, porgendogli di continuo salu-tevoli conforti. Fu seppellito nellachiesuola di Braccio Forte, appres-so il sepolcro di Dante, entro 1 ’ a-vello de’ suoi maggiori, e la suamorte fu cagione agli amici e atutta la città di grandissimo dolo-re. Alla nobiltà della schiatta (perdire alcuna cosa de’ suoi costumi )aveva congiunto qualità onoratis-sime della persona: ch’egli era buo-no , onesto e cosi schietto , che tiapriva ciò che aveva nel cuore. Gio-vane non sopportò sì pazientemen-
te le cose che venivano contro lavolontà sua, come fece poi nellamatura età, ammaestrato dalla filo-sofia. A lui non piaceva punto lavita de’ suoi pari data ai diletti,immersa nella pigrizia, infiacchitafra le piume : cavalcava solamentemolto spesso , giovandogli quelloesercizio alla sanità. Di sè e dellecose sue parlava poco e moderato.Tutti convengono , diceva , che laperfezione della storia naturaledipenda dall'attenzione e dal can-dore delle osservazioni. Nè dal -l'uria , nè dall'altro certamenteho saputo io mai allontanarmi perV amore che debbo alla verità. Enelle sue opere lasciò anche scrittaquesta sentenza : Sono i piaceridello studio da riputarsi più puridi quanti altri mai , e più degli al-tri adattati a far durare la tran-quillità dell' animo. Nel giudicioera netto di passione : degli altruimeriti non invidioso : de’ vizii ne-mico : della religione caldissimoamatore. Ebbe amicizia co’ più ce-lebri uomini d’ Europa, fra’quali1 ’ Ousembray, il Templeman , ilBoscovich , il Mazev , il Turgot ,il Tillet, il Mayer, il Nehedan , eprincipalmente col Reaumur, dicui restano le lettere piene di bel-lissime lodi del nostro autore. Lafama , che le più volte è un tardotributo de’ posteri, in tutto il cor-so della vita lo accompagnò ; e furagione: che non havvi al mondouomo più grande di chi accrescecon la forza del suo ingegno le uma-ne cognizioni. Fu di statura mez-zana, di molta magrezza, di com-plessione debole , estenuata dalleveglie e dalle fatiche. Non lasciòprole , chè moglie non aveva me-nato , tenendo non potersi troppoben accordare la vita dello studio-so con le cure gravi di marito e dipadre : ma le opere da lui compostevarranno assai più che i figliuoli amantenergli il nome vivo e glorio-so insino alla più lontana posterità.