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[Volume terzo e volume quatro.]
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non che altro, la tranquillità daglistudi : diede al fuoco assai cartepreziose, e dopo pochi mesi man-cò ai vivi il 26 ottobre 1798. La-sciò di se desiderio come del piùgrande ed erudito bibliografo diRoma, e meritò tributo di epigrafenella biblioteca, che fu la dolcissi-ma delle sue cure : meritò che ilRenazzi lo ricordasse nell’ operasull’ università degli studi di Ro-ma : meritò ancora, che della vitae degli scritti di lui e del Minga-relli (due lumi chiarissimi de’ca-nonici regolari di S. Salvatore) fa-cesse memoria d. Prospero Cava-lieri di quella Congregazione (Fer-rara , tip. Bianchi e Neri, 1817),Domenico Yaccolini.

BONSIGNORE (Stefano), na-cque a’ a 5 febbraio 1^58 in BustoArsizzio del contado di Milano daGiovanni Battista e da GiovannaGaleazzi, di condizione mercanti.In patria fece i primi suoi studi,e ne compì il corso consueto inque’ seminari arcivescovili. Finodalla puerizia porse argomenti nondubbi d’ingegno felice, di animopietoso e di memoria straordinaria,la quale gli bastò fermissima finoall’ultimo. 11 23 decembre 17S9fu ammesso nella Congregazionedegli Oblati, ed in egual giornodel 1760 fu consacrato sacerdote.Posto ad insegnar la grammatica,appresso le umane lettere, diedesegni di molta attitudine e mae-stria. Passato a legger filosofia,scostandosi i suoi scritti dalla co-mune, furono riputati un capo la-voro. Studiò tutte le discipline ap-partenenti all’ ordine sacerdotale.Fu laureato in teologia, e prepo-sto alLa carica della dogmatica edella morale. Per questo fu insi-gnito della carica di prefetto deglistudi di tutti i seminari della dio-cesi. Il che gli procacciò noti pocafama e lustro. Riuscì esperto scrit-tore epigrafista, ed oratore fucog-Voc. III.

do, come lo attestano i suoi lavoriStampati e manoscritti. Seppe an-che il greco, l’ebraico, I’ inglese,il francese. S’intese di belle arti,e fu intrinseco del Cav. GiuseppeBossi , sommo conoscitore dellemedesime. Per anni 23 attese a’detti ammaestramenti. Quindi fueletto bibliotecario dell’Ambrosia-na, e decorato dei titoli di ContaPalatino e di Cavaliere Lateranen-sej ed ebbe seggio, come onorario,fra i Canonici della Metropolita-na. Dìsciolto il seminario centraladi Pavia ad istanza dei Vescovidella Lombardia , 1 ’ ArcivescovoVisconti lo collocò alla cattedra diteologia dogmatica per isradicarecerti errori che nella scienza sierano introdotti. E vi si diportòmaestrevolmente, si che la sua fa-ma sempre più cresceva. I Passe-roni, gii Oltrocchi, Mussi, Tri-vulzi, Mascheroni, Tanzi, Verri,Villa, Rosa, Pacini si pregiaronodi averlo a socio ed amico. Il Pa-rini fra gli altri soleva leggerglile sue composizioui. Fu in graziadei Cardinali Pozzobonelli e Du-rini,e dei Governatori della Lom-bardia Wilzeck , Cristian e Fir-mian, mecenate degli studi. Perla sua facilità di comporre con no-biltà di pensieri ricorrevasi a luiper ogni lavoro, per cui si volessetempo brevissimo: Orazioni fune-bri, prolusioni agli 6tudi, ad apri-mento di tribunali, inscrizioni,epigrafi, discorsi per l’arrivo degliArciduchi a Milano. Sono fra lealtre lodatissime le Orazioni fune-bri pel Card. Arcid. Pozzobonelli,Giuseppe II, e Leopoldo II impe-ratori. Una focosa eloquenza siammira nell’ Orazione per la Ma-donna dei Miracoli recitata nel1795 nella Chiesa di S. Celso inoccasione di vittorie riportate con-tro i Francesi nella guerra del-la rivoluzione dalla Casa d’ Au-stria, che vi aveva una devozioneparticolare. Non è mene pregevole18