il suo panegirico di San Carlo.]\el 1797 fu promosso a canonicoteologo della Metropolitana. Sop-presso il capitolo fu per altra voltadeputato alla cattedra di filosofianell’ Università di Brera, e prepo-sto a quella biblioteca. Ripristina-to il capitolo , tornò a canonicoteologo . Accompagnò 1 * Arcive-scovo Visconti in qualità di suoconsigliere e segretario intimo aiComizi di Lione del 1802. E per-chè quel prelato vi morì, ne com-pose in francese 1 ’ Orazione fune-bre con molta perizia, e la recitòcon tal grazia, che indusse maravi-glia. Divenuto per tal guisa famo-so il suo nome per iscienza in Ita-lia e fuori, fu designato Vescovodi Faenza il a 5 aprile 1806 e con-sacrato poi nel 1807 da MonsignorCodronchi Arcivescovo di Baven-na. Pio VII nell’,approvarlo il com-mendò pel prelato più dotto, chegli fosse messo innanzi. Faenzaì’accolse con esultanza. In decem-bre fu creato Cav. della Corona diFerro. A’9 febbraio 1811 fu dal-l’Imperatore Napoleone designatoPatriarca di Venezia ed ammini-stratore capitolare della Diocesivacante di Torcello. Il suo arrivoa quella città, tempo addietro re-gina del mare, fu, qual dono pre-zioso , festeggiato con giubbilouniversale. Le dissensioni in ma-teria di religione che si erano su-scitate tra il santo Padre e f Im-peratore, volevano essere concilia-te. Per questo fu mandata a lui,che era in Savona, un’ambasceriacomposta dell’ Arciv. di Tours edei Vescovi di Nantes e di Tre-ves, alla quale fu Bonsignore ag-giunto . Narrasi che fosse mol-to operativo. Trovandosi con cen-to e più Vescovi in Parigi al co-si detto Concilio che vi si ten-ne, formò parte anche dell’ altraambasceria al santo Padre com-posta di dieci Vescovi do’più in-signi . E con lui fu per tutto il
tempo che dimorò a Fontainchla»,Fiia Elemosiniere della Corte diMilano, nel qual ufficio dette chia-rissima testimonianza della sualealtà e del suo disinteresse. Erapure grande uficialc del Regnod’Italia, titolato di Conte e di Ba-rone, Commendatore del Rea! Or-dine suddetto e senatore. Fu conpubblico voto nominato membrodel Collegio Elettorale dei ciotti edella Censura. Nell’unione di que-sti corpi soleva spedire molte in-combenze del Presici, e del Segre-tario. Tanto alla Corte di Francia,come a quella d’Italia fu avuto inpregio ed amore dai Regnanti edai Ministri principali. Frequen-tava i circoli ed ì conviti del prin-cipe Cambaceres Arcicancellierodell’Impero, ed aveva intimità colconte di Chabrol prefetto di quel-la capitale. Ministri e Maresciallilo onoravano. A quella corte tro-vavasi in crocchio famigliare conFerdinando Arciduca di Toscana .Fu in grazia ancora delTImperato-re d’ Austria. Ma decaduto quelgrande, ritornato a Venezia, fu co-stretto a partirne; il 10 maggia1814 , e a ritrattarsi massime pelsuo indirizzo del q febbraio l<8rral Vice Re, in cui approvava lemassime della Metropolitana diParigi, e per l’accettazione del pa-triarcato. Soffri magnanimamentee beneficò gli stessi suoi inimici. Infine fu rimandato al suo Vescovatodi Faenza dalla corte Romana, chepose vigilanza alsuo reggimento.In questo mostrò animo non me-no nobile che nella sua buona for-tuna. Ampiamente soddisfece aidesideri dei Faentini provvedendodi legittimo stato le fanciulle peri-colanti, promovendo ed eleggen-do a parrochi degni sacerdoti,usando liberalità ai poveri, conso-lando gli afilitti, ricercando solle-citamente la Diocesi, inculcandol’onore di Dio coll’esempio e colloparola edificanti , patrocinando