pertanto 6Ìeno rendute al Mazzo-leni di avere così anch’esso contri-buito ad aggiungere nuovo lustroalla comune nostra patria collapubblicazione di queste scelte ora-zioni.
G. M. Bozou.
AGLIETTI (Francesco), figliodi Gio. Battista Fiorentino, e diAngela Grisser Tedesca, nacque inBrescia (<) nella notte che divisel’ultimo giorno di ottobre dell’an-no 1757 dal primo di di novem-bre: notte nella quale, tre ore do-po, nacque pure Antonio Canova.Trasferitasi la sua famiglia in Pa-dova , venne educato alle letterelatine e ai primi elementi dellescienze nel Seminario di quellacittà ; e nella Università dellastessa corse gli studii della medi-cina, i quali, avutane prima lalaurea, andò poscia a crescere erassodare negli ospedali di Bolo-gna e di Firenze. Ritornato in Pa-dova, poco si occupò in sulle pri-me nella pratica dell’arte sua, co-me avviene a molti giovani medi-ci ; molto negli stridii che la pre-parano larga e felice, come avvie-ne a pochi. Trae principio daque' tempi l’amicizia che lo legòa due giovani suoi coetanei, concui ebbe comuni l’amore della sa-pienza e la forte volontà d’acqui-starla ; ed erano Antonio Gualan-dris e Stefano Gallino: 1 ’ uno deiquali fu tolto dalla morte alla ce-lebrità che aveva cominciato a me-ritarsi; l’altro la raggiunse intera,primo dei fisiologi d’Italia. Prece-
( 1 ) Nella Necrologia di Francesco A-glietli, che, acciò fosse pubblicala nelgiorno seguente alla sua morte, ho scrit-ta con soverchia fretta ( vedi il N. 36del Gondoliere ), m’è caduto dalla pen-na qualche errore di fatto, uno de’qualifu pur quello che concerne al luogoov’egli nacque. Quegli errori vennerocorretti in questa Biografia, alla qualeprego il lettore di attenersi.
duto da essi di poco tempo, Agliet-ti verso il 1780 si partì di Padova,e venne a fermare la sua stanza inVenezia, dove non durò .molto adaver nome di medico valente :pruova difficile in ogni tempo,difficilissima in quello di cui par-lo. Perchè allora, pari o maggiorid’età ad Aglietti, vivevano tranoi, per tacere di Calvi, di Coni-gliano, di Vitali, di Damiani, diValatelli e d’altri minori, Gio.Pietro Pellegrini, educato soda-mente nelle scuole bolognesi, epieno il petto della verace auraippocratica; Ignazio Lotti, proto-medico del Magistrato di Sanità ,uomo dotto nella medicina egual-mente che nella classica letteratu-ra del Lazio; Jacopo Colludrovitz,acuto metafisico se mai n’ ebbe lascuola di Coo, e conoscitore e giu-dice severo de’ più famosi sistemidella medicina moderna ; PietroPezzi, minore ad essi nella dottri-na, ma eguale nell’ altezza allapratica positiva e nella prosperitàdell’evento; e insieme con questiFrancesco Pajola, quel lume dellachirurgia operativa, salutato dalvoto universale principe dei lito-tomi d’Europa. Dal mezzo deiquali , e della fama che li circon-dava , Aglietti col volgere deglianni seppe emergere cosi, che ilsuo nome vinse alla fine il nomedegli altri, e suonò celebrato sullelabbra degl’italiani non solo, maben anche degli stranieri.
Scelta Venezia a patria adottivae fissata in essa la sua dimora, A-glietti più non se ne allontanò;indi la sua vita, impiegata di con-tinuo nell’ esercizio del pari chenello studio della medicina , nonfu contraddistinta da fatti partico-lari , da quello in fuori dei pro-gressi per lui operati cosi nellascienza come nella pratica dell ar-te salutare, e nel nome che ognidi più s’andava guadagnando didotto medico ed esperto. E gli