conservarsi nella Libreria Gamba-lunga di Rimini alcune sohedecon-tenenti erudizioni e notizie circa lasua patria: diche il cardinale scri-veva il t.° marzo 1781 al Tirabo-schi, che stampò di lui una lette-ra sul monte e sulle grotte di Cor-neto nella 2.a edizione della StoriaLeti. Italiana , ed un brano di let-tera sopra Tomaso da Modena, pit-tore del secolo XIV, nella Biblio-teca Modenese. Per quanto si rac-coglie da altra lettera del cardina-le, aveva egli compilato la storiade’.Nunzi della s. Sede in Poloniadal qG£ sino a’ suoi giorni: ed ave-va più notizie per un’ opera, chevoleva intitolare Orbis Christia-nus : le depositò nell'Archivio Va-ticano in piccoli bollettini volanti,disposti per alfabeto di Diocesi ,e per cronologia di Vescovi , a-vendo quasi intera la serie di que-sti per ogni parte del mondo, e lenotizie principali dal secolo XILin poi. Di qui può pensarsi, comesapesse far buon uso del tempo ilGarampi, che per bontà e pruden-za, e per sentire forte nell” animocarità d’ amico e di cittadino halasciato di sè memoria durevole.
D. Vaccolini.
CATTANI (Stefano Mabcel-lo), fu 5 a anni arciprete mitratodell’ insigne collegiata di S. Mi-chele di Bagnacavallo : Faenza glifu patria, e negli studi nutrice :frequentando le scuole de’PP. Ge-suiti fu eletto catechista de’ con-gregati alla Dottrina Cristiana : inquesto primo campo mostrò la na-turale attitudine a sacre concioni;secondando la quale nella stagio-ne del villeggiare, che altri conce-de ai sollazzi, si piacque adunargente di contado in un Oratoriofuori di città, ed ivi venire cate-chizzando o sermonando con sen-no ed ardore. Più si fece ammira-re nel bel mezzo della città dispu-tando di teologia dommatica, po-
lemica od istorica : e tanto più cheera giovanissimo. Mirando all’elo-quenza del pergamo, a cui era na-to, non guardò che fosse unico ri-masto al padre Giovanni Batistaed alla madre Ginevra Fabbri , iquali già prima due tigli maggiorie due liglie avevano consecrato al-1’ ordine camaldolese : e, comechèessi contrastassero, fermò di farsiuomo di chiesa. Monsignor de’Buoivescovo di Faenza, pose amore aStefano ; tanto più che niun pre-gio interno od esterno gli mancavaad essere sacro oratore ; lo mostròa tutti in due panegirici di s. An-na e di s. Nevolone: e ne’sermoni,che tenne alla confraternita deglischiavi; de’quali commiscrando latrista condizione strigneva i più ri-trosi a larghezza per liberarli. Po-sto direttore delle domenicane inBrisighella fu innanzi a tre annichiamato a reggere il seminariode’cherici: dove colla persuasionedell’ eloquenza, meglio che col ri-gore, ottenne assai per migliorareil costume. Il terremoto alllisse alungo Faenza e la Romagna : edegli all’affollato popolo predicava iconforti di religione. Passò tre an-ni in questi e somiglianti esercizi:e per volontà del superiore vennearciprete a Russi, nobile castelloin Romagna, dove stette cinqueanni: ue’quali diede opera a rico-struire la chiesa maggiore, ed afornire gli uffici di padre e pastoredi anime. Ma più largo campo gliapriva il Signore traslocandolo al-l’arcipretura di Bagnacavallo : qui-vi ben parve potens in opere etsermone : e fu sua lode il parlaredal pergamo all’improvviso, e cosibene da eguagliare anzi vincere lapensata eloquenza de’ più riputatioratori. In Lugo per la predica delpurgatorio, che fanno il lunedì inAlbis , indi per tutta la quaresimadel 1812, quando mancò a un trat-to il banditore evangelico, fu a de-clamare. Non segnava al più, che