qualche testo iti piccioli frastagli dinon curata carta, e rarissime volteun po’di selva: nel resto la memo-ria e la prontezza deh’ ingegnosempre supplivano : quattro qua-resimali predicò al suo popolo, nèmai fu trovato lo stesso negli argo-menti e nelle trattazioni ; sempreparve mirabile: tale eziandio par-ve in Bologna, dove fu chiamato adire il panegirico di s. Ignazio diLoiola. Ma dove vinse sè stesso,non che gli altri, si fu nella piazzamaggiore di Bagnacavallo, quandostando sul palco consegnava il suopopolo al dotto missionario p. lli-varola: chi a lui doveva risponde-re, preso da meraviglia, quasi mu-to restavasi ; e tutto intorno sospi-ri e lagrime di tenerezza. Nell’ ul-timo anno di vita, quanto più ilcorpo di lui infievolivasi per ledurate fatiche ; tanto più inga-gliardiva lo spirito : mancato nellaquaresima il sacro oratore , etilivolle supplire, e del malore, chestruggendolo lentamente lo traevaal sepolcro, era nulla : some solda-to sul campo, a lui era bello mori-re sul pergamo. Questo desideriogià non fu pieno: egli mancò piùtardi della morte del giusto a’ r 5ottobre 1819, l’anno di sua età 67.Il nipote ed erede di lui dottorAngelo Longanesi Cattani nell’ u-niversale compianto di solenni e-sequie lo confortò : tra le quali,rinnovate a’ 29 novembre di quel-l’anno nella collegiata, disse 1’ elo-gio Gioacchino Tamburini d’Imo-la, arciprete di Bagnara : l’elogiostesso uscì per le stampe del Contia Faenza nel 1820 colle epigrafidettate in pulito latino dall’abateSante Zannoni : del quale altresìè l’iscrizione sepolcrale nella chie-sa di s. Pietro in Sylvis, dove è ildeposito col busto del defunto: iltutto per cura e grato animo deldegno nipote ed erede.
D. Vaccouni.
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BATTI3TINI ( Farsesco ).
E' un detto comune, che i poeti lila la natura ; ma egli è pur vero,che senza l’uso e lo studio di mol-te cose, la natura non basta. Se poisi uniscono a natura e scienza edarte; quella che pone quasi il fon-damento ; queste che forniscono edispongono i materiali : allora èquella meraviglia del poeta :
,, Ingeniam cui sii, cui inerir dlvlnlor atque os„ Magna sonaturum . . . (Hor. Saf. iv).
Però è giusta quella distinzionedi verseggiatóre da poeta : e deiverseggiatori ve n’ ha molti , deipoeti uno o pochi. Di (piale con-dizione si fosse Francesco Batti-stini, che tra gl’ improvvisatori delsecolo xvrn ebbe grido, non è lie-ve il giudicarlo . Nacque in Romaa’ 16 agosto del 1747 di Piergio-vanni da Mongile nel Sarzaneso ,e di Francesca Betnamazza , chemori giovinetta in quel parto: un’avola amorosa tenne a lui nell’ in-fa nzia le veci di madre. Il padre,già vecchio quando si ammogliò,pose tanto più amore al figliuolo :e per educarlo vendè tutti i beni,che teneva in Toscana ; stimandomeglio lasciare al suo Francescoun bene più certo e più durevole,la scienza accoppiata alla virtù .Però lo diede presto ai padri ge-suiti, che lo crescessero nella pfie-tà e nelle lettere. Ingegno pronto,memoria tenace , studio indefesso(pregi sovente divisi) trovandosiuniti nel fanciullo , lui fecero atutti caro e commendato . Gavinie Mancinforte lo introdussero aiprimi gradi della gramatica, il No-ceti ai secondi, il Cunich poi e1 ’ Ambrogi col Mazzolar! a quellidella retorica. Il Lagomarsini edil Bozzoli lo informarono, queglidel greco, questi dell’ebraico; tan-to che a’ 14 anni parve un por>r_tento. Ma che sono le lettere sen-za 1* alimento delle scienze quasi21
Vol. III.