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[Volume terzo e volume quatro.]
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per causa d’ esempio , confutò al-cune asserzioni di lui, o false oinesatte, sopra il famoso Mappa-mondo de Pizigani , i 36 ^ (chegelosamente si custodisce nella Bi-blioteca Parmense), le quali Con-futazioni furono impresse in Par-ma l’anno 1807 pel Carmignani. —Il celebre Ab. Morelli esaminandoaccuratamente il Portulano di An-drea Bianco, i 436 , si avvide, ch’iviil Formaleoni avea letto (Isola)de la man Satanaxio , a vece dide la man S. Atanasio, per lo chedebbesi render grazie a quel dot-to , che dall’ inferno , in cui aveail Formaleoni fatto discendere ilBuache e quegli altri che gli pre-starono credenza, condusse i piùmoderni lettori nelle regioni ce-lesti abitate da s. Atanasio. Il Grà-berg urbanamente il riprese dialcuna arrischiata asserzione dilui a f. 119 del a. voi. degli A ana-li di Geografìa e di Statistica in-titolato a Lodovico re d’ Etruria.Lo Strafico nella Bibliografia diMarina il taccia di oscurità là do-ve nel Saggio sulla nautica anti-ca de' Feneziani si argomentò dispiegare le regole indicate nelleantiche carte idrografiche per lacalcolazione del cammino di unanav e. Il Filiasi nel tom. 2. a c. 368delle Memorie Storiche de'Fenetifa le maraviglie, come egli nelCompendio critico della StoriaVeneta abbia detto , avere avutolo stagno di Cumacchio originesoltanto nel vi secolo. In onta pe-rò a tutte queste mende ed altreconsimili, non si creda che le ope-re del Formaleoni sieno meritevo-le d’ obblio , imperciocché , comesieno lette con precauzione, som-ministrano importanti notizie edosservazioni assai giudiziose.

L’anno 1793 fu costretto di fug-gire da Venezia, abbandonando ela famiglia e gli amici ; e riparòa Trieste : del che fu causa ilseguente aneddoto. Morì a quel

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tempo Angelo Emo , capitanostraordinario della Repubblica —A tesserne l’elogio funebre fu in-cumbenzato l’abate Li baldo Bre-golini, professore dileggi, in ontadel Formaleoni, che spontaneo of-ferissi a tale pietoso uffizio. Volleprenderne vendetta, volgendo inridicolo l’oratore. Coltane l’op-portunità per morte di un caneconosciutissimo in Venezia sottoil nome di Tabacchino , egli nedettò 1’ elogio per le stampe, pa-rodiando si ne’concetti che nellefrasi la latina orazione del Brego-lini. I non tocchi ne risero; i fe-riti proruppero in ire, e ne porta-rono querela al Tribunale degl’ in-quisitori che proibì il libello emandò per arrestarne l’autore, ilquale per ciò ne dovette fuggire.Da Trieste non molto dopo sitrasferì a Parigi. Colà , accostatosiall’ ambasceria veneta, potè pene-trare le intenzioni del Governofrancese d’impadronirsi delle pro-vincie venete; e, per mettersi ingrazia degl’inquisitori, ne gl’in-formò. Non passarono però le cosesìquete, che non ne fossero istrui-ti i Francesi, i quali tosto ordina-rono l’arresto di lui. Fuggì dallecarceri e viaggiò per Genova. Qui-vi insegnò a’ governanti il mododi estrarre da’ monti il salnitroper farne polvere tonante, da luiapparato in Francia. Da Genovasi recò a Milano, dove , non si sabene per qual motivo , fu postonelle prigioni di Stato, ove languìinsino alla caduta de’ Francesi inItalia ( 1796), dopo di che fu tra-dotto, per ordine dell’arciducaFerdinando, in uno agli altri pri-gionieri di stato , nelle carceri diMantova. Dall’ 11 maggio 1796,epoca della sua detenzione inMantova, all’ 8 gennaio del 1797 ,estremo dì della sua vita, passò unvivere miserissimo , consunto dauna lenta febbre nervosa.

Ebbe il Formaleoni da natura