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[Volume terzo e volume quatro.]
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se non si potesse notare ad un tem-po come cosa verissima la nessunafaccenda che si dava a riceverliquando molta se ne dava a meri-tarli, e quindi la piena spontanei-tà onde venivanle tributati. Vuolbensì essere ricordato fra le onori-ficenze di cui godette 1’ insigneordine della Croce stellata a cuivenne ascritta fra le più cospicuedame della monarchia. Qui la nar-razione deve pur toccare quel solopunto da cui 1’ animo rifugge alpercorrere della vita della contes-sa Isabella, cioè le dieci e mezzoantimeridiane del 27 del corso set-tembre, in cui la città di Veneziache da più mesi sapeva chiusa alsolito conversare la casa dell’egre-gia dama, disperò che più fosseriaperta ; e i numerosi messi cheaccorrevano a ritrarre quotidiana-mente notizie di una salute chetutti teneva in desiderio anchequando non era più presumibile,si mutarono in portatori di since-re parole di universale condoglian-za. Munita di tutti i presidii dellareligione, dopo avere con animoforte e rassegnato vedutasi dilegua-re gradatamente la vita, andò adaccompagnarsi alla più parte deisuoi antichi amici di cui ornai piùnon restavaie che la luttuosa me-moria. Ci conservarono 1 ’ aspettoesteriore dell’ Albrizzi il ritrattodella Le-Brun, già ricordato, e unbusto in marmo opera del Co mol-li, che si vede nella casa del nob.Giacomo Treves di Bonfil , unode’novelli non però de’meno affe-zionati e gentili amici di lei. Dalprimo il valente incisore venezia-no sig. Viviani trasse in poche oreun’ incisione, che si accompagnòal num. 79 del Gondoliere, da cui,tre giorni dopo la morte, date fu-rono al pubblico le notizie delladefunta.

Luigi Caiuiek.

FORMALEONI (Vincenzo An-tonio), storico, geografo e poeta,nacque in Fiorenzola del Piacen-tino l’otto di novembre dell’anno1752 di Biagio, e di Cristina Bal-dicci. Fatti gli studii elementariin patria, si applicò alle matema-tiche , alle lingue ed alla poesia.Vestiva l’abito de’ cherici, e nevien detto che avrebbelo cangiatoin quello de’ Loioliti, se non nefosse stata abolita la compagnia.Di subito però mutò proposito, enon guari dopo condusse a moglieMatilde Foresti; di cui erasi gran-demente invaghito, e dalla qualeebbe due figliuole, ed un maschio,che si chiamò Giampietro Luigi.Peregrinò in compagnia di alcuniRussi lungo il Nilo, e visitò poi lecoste del mar Nero. Prese stanzaalcun tempo in Costantinopoli,donde fuggì per essere venuto indisgrazia di quel governo. Si ri-cóvrò quindi a Venezia. Isuoi pri-mi saggi di poesia non gli riusci-rono a bene: furono tragedie, che,rappresentate sulle scene , nongradirono al pubblico, ma ch’eglituttavia diede in luce.. Dopo questisperimenti non troppo felici si vol-se alla storia, alla geografia, e al-l’intaglio di carte geografiche. Einfatti l’anno 1781 incominciò apubblicare in Venezia la sua ver-sione del Compendio della Storiagenerale de'viaggi di La-Harpe:dopo averne divulgati cinque vo-lumi, aperse stamperia sotto ilproprio nome , onde continuarnel’impressione. La grande faticadurata nel tradurre e nell’ illustra-re con note questo voluminosoCompendio, e le importanti giun-te, di che lo arricchì, gli merita-rono la riconoscenza di tutta En-ropa.

Ebbe a sostenere non poche di-spute intorno alle correzioni ch’e-gli faceva alle opere che uscivanoda’ suoi torchi, e alle censore concui gravava altrui. — Il Pezzami,