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dal dedicare buona parte del gior-no al disegno ed all’architettura.Era volontà de’suoi, che si po-nesse alla pratica del foro ; inaquella via, allora ingombra di tri-boli e spine, non era per lui. Cre-dette invece darsi al commercio:e cornechè i sinistri successi delpadre e 1’ amore de’ pacifici studilo sconsigliassero, ricomposte conbuon giudizio le cose domestiche,aprì una ragion bancaria in suonome: nè mai la cupidigia dell’orolo trasportò; contenne i suoi desi-dera, come è proprio del savio, eprocurò a sò ed a’ suoi una vita a-giata e tranquilla. Nè già del risodella fortuna pensò valersi perpoltrire nell’ozio od invilir ne’pia-ceri, come sogliono i più: nè gliparve assai di vivere solo nel tem-po presente; pose l’animo a vive-re per fama di virtù e di saperenella memoria de’secoli. Per que-sto in ogni maniera di arti gentilisi esercitò, e diede segni del suovalore : anche le utili disciplineebbe in amore, e lo dimostrò. In-fatti giovine ancora, quando l’im-provisaro era bello e lodato, si po-se a questa prova: e vi riuscì. Det-tò poi versi di più maniere, e sin-golarmente Favole ed Epigram-mi, dove non è difFalta di spiritoa spese eziandio della naturalezza:e non è da tacere, che pubblican-do Scherzi pittorici e poetici die-de bellamente quasi raccolto il fio-re di due arti gentili, decorandolidi altrettante vignette, da lui bene
immaginate e delineate a contor-o
ni. Scrisse altresì Commedie, chesecondo volle Aristotele furonoveramente contemporanee e con-cittadine: e tutto che non tenesse-ro della spontaneità e della forzadi quelle del Goldoni, non si rima-sero indegne del teatro italiano,del quale altresì scrisse la Storia ,e ne fu benemerito; perocché unode’pochi, a cui fu bello accamparele forze loro per salvarlo da corru-
zione (i). Ea purezza della linguanon fu un pregio del de Rossi: col-pa de’ tempi, più tosto che sua:tuttavia volendo giustificare l’Ac-cademia della Crusca, che Io voli*nel numero de’ suoi, dettò alcuneNovelle al modo del Boccaccio: fuquello uno sforzo d’ ingegno, ecome tale non è meraviglia, se tor-nògli meno felice. Questo scritto-re multiforme non lasciò quasi og-getto di arti belle e di antichità ,che non toccasse, coni’è a vederein parte nelle Vite della pittriceItaufifmann, dell’incisore Pikler,del pittore Cavallucci, del poetaAngelo d’Elci: in parte ancoranella Descrizione , che offerse, del-le opere del sommo Canova, e de-gli altri artisti moderni, a cuistringevalo vera amicizia; nonchénella descrizione della famosa ca-mera dipinta dal Coreggio in Par-ma , di cui uscirono le incisioniper mano del Rosaspina. Quantoagli oggetti di antichità, una bel-la raccolta sua propria di vasi e-truschi gli fu occasione di scrive-re con molta erudizione: e cosìl’altra preziosa di S. E., il duca diBlacas, a lui per comunanza distudii congiuntissimo. Di prosesenza numero e di poesie rallegròpoi le Accademie , alle quali fuscritto. Pose pur 1’ animo ad argo-menti di pubblica economia, ediede più estratti di opere di talmateria: e di quelle de’ primi let-terati diede giudizio ne’ giornaliletterari. Giovò singolarmente allapatria coll’ opera e col consiglio :pel bene della quale richiesto , siprestò in occasione di riforme dicodici, di regolamenti delle doga-ne: e presiedette a più commissio-ni, e fu uno de’ tre benemeritidella istituzione e governo dellacassa di sconto. Venuto in gridodi savio e probo, fu dalla corte diPortogallo richiesto a rinnovare o
(i) Antologia , voi. xxui, pag. 118.