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[Volume terzo e volume quatro.]
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alle lezioni del Genovesi, e s’in-cuorasse di leggere da sè in Cud-wort, Leibnitz, Locke: secondan-do 1’ uso di quel tempo, o più to-sto di quel luogo, studiò ancoragiurisprudenza; ma egli era fattoper le scienze esatte. Dal Celereimparò beu presto la geometria cla trigonometria , dal Marzuccol’algebra lino alle equazioni di se-condo grado; ma egli non si ri-mase, e venne innanzi meditandoin Pappo Alessandrino, Archime-de, Newton , Eulero e Bernoulli.Già superiore al maestro, fu scel-to ad insegnare matematica nelLiceo del Salvatore : nella R. Ac-cademia di Scienze e Lettere die-de la Risoluzione di problemi sul-la misura delle volte a spira, e ilmetodo per la soluzione de ’ diffi-cili problemi di sito e posizione :e nel 1 voi. degli Atti della R. So-cietà Borbonica pose Problemi eDissertazioni di molto peso. Pu-Llicò Opuscoli matematici, in unode’quali circa le funzioni fratte siprovò con Eulero: publicò ancoranel 1817 il Trattato delle SezioniConiche, e con più ardire si provòcol marchese de l’Hospital. Nel1792 aveadato Prelezioni sui prin-cipia matematici della filosofianaturale del Newton, poi il Trat-tato di Geometria sublime percura del suo allievo abate FeliceGiannattassi. Usci nel 1818 il suoTrattato analitico de' luoghi geo-metrici, presentando in tutti icasi l’equazione generale con me-todo nuovo e semplice.

Nel turbine, che sconvolse ilbel paese, egli, confortandosi deisuoi studi e della religione (di cuifu sempre osservantissimo), si ri-tirò nella quiete domestica : con-tento del poco, largheggiò co’mi-serabili, fuggi le gare, e nemicinon ebbe o gli scusò. Merita granlode, poiché mostrò come pietà edottrina bene si accordino: e posein amore le matematiche colà, do-

ve le menti, trascurando quasiquelle scienze (donde si dovrebbealmeno cominciare ), si davano allafilologia , alle lingue dotte, allagiurisprudenza, alla politica: lequali, e specialmente le ultime,appena possono borire e dar fruttosicuro dove manchi la miglior lo-gica, che si conosca: dico la mate-matica. Il Pergola colpito nel 1821d’apoplessia, che lo riassalì l’annodopo, rimase prostrato delle forzedel corpo e della mente, e perdet-te lino la memoria : e indi a treanni mancò. L’accompagnaronoal sepolcro, nella chiesa di s. Pao-lo de' cherici regolari, i professoridell’Università, i membri della R.Società Borbonica, e molta studio-sa gioventù : il giorno appressonella pompa delle esequie dissel’Elogio il P. Gioachino Ventura:funebri uffici furono fatti altresìin alcune congregazioni; onde lapietà non mancasse dopo morte achi in vita ne era lo specchio. Va-rie opere di lui manoscritte ci ri-masero : VIntroduzione all’analisidegl'infiniti, e il Trattato del cal-colo differenziale e integrale: allequali sono da aggiungerele OpereAnalitiche , il Corso d'Ottica, el’Arte Euristica. Di che reggasiciò che ne scrivono il marchese diVillarosa ne Ritratti ( 1 ), e l’abateSerafino Gatti negli Elogi (2).

D. Vaccoiini.

CR 1 SPI ( Girolamo ), canoni-sta, nacque l’anno 1GG7 dal conteFrancesco. li’ ingegno suo apparvefin da principio opportuno a qua-lunque buona disciplina: al co-minciare a pena dell’ adolescenzasi mostrò inclinato al sacerdozio ;quindi è che i suoi parenti avvisa-rono di farlo studiare in divinità ;e di fargli vestire 1’ abito de’ che-rici . Abbracciò la filosofia , la

(r) Napoli, 182!), a pag. i^.

(2) Napoli, 1882, voi. i. a pag. iGp.