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vita parte a Terni, parte a Spole-to, dove fu chiesto ad insegnareeloqnenza nel seminario. Del i816rivestì 1’abito, e , comechè quasisettuagenario, parve ringiovanireposto che fu alla casa del novizia-to maestro di retorica : sue careamicizie furono il Godard e il p.Cipriano Vitale $ per tacere deipiù gran letterati suoi confratellie del Buonafede, del Serassi, delLucchesini ec. La mattina del 20aprile 1826 si levò dal letto senzaombra di male ; intervenne allachiesa e alla scuola come solevanel fiore della vita, e circa il mez-zodì fu colpito d’apoplessia, e po-co appresso mancò. Glorioso di a-vere la patria comune con Tacito(com’ è opinione dei più), tolse arecare in italiano que’suoi Anna-li maravigliosi ; ma, perocché l’a-nimo-di lui era tutto soavità , nonbastò a rendere quella fierezza ro-mana, quella concisione di ragio-nare e di scrivere . Meglio riuscìvolgere in latino gl’ Inni di quelprincipe dell’elegia, Callimaco, edi Paralipomeni di Q. Calabro oSmirneo: di «he e delle altre co-se sue ben giudicava il marcheseBiondi, suo discepolo, secondo ri-ferisce il principe d. Pietro Ode-scalchi neWElogio, che va innan-zi alle poesie , onde fu lagrimatala morte di un cortesissimo (1).35 Parlando il Biondi della tradu-» zione del primo libro de’ Para-)> lipomeni di Q. Calabro , dice ,« che lo Smirneo non usò l’aureov stile d’Omero e degli altri gran-15 di, ma scrisse a quel modo che« solevano i sofisti ed i retori : il55 Petrucci, al contrario , distem-55 però , per così dire, nella sua:> versione tutto l’oro virgiliano, e» tolse pur da Virgilio la dignità
(1) Adunanza tenuta nella sala delSerbatoio il dì 8 febbraio I ftn- in lodedel defunto Vìrmindo dimenìo p. Gius.Petrucci ec. (Roma, 1827, in 4 )-
ss e la grandezza del dire... Quin-» di delle altre poesie latine.... di-55 ce , che il Petrucci non si fece55 servile imitatore di niuno tra i» grandi poeti elegiaci, che fiori-» rono nel beato secolo d’ Augu-»sto; ma imparò da Ovidio ad55 esser facile nelle cose difficili e» chiaro nelle oscure. Apprese da55 Properzio la maestà del dire, da» Catullo le grazie, e da Tibullo» la soavità e la eleganzan. Stampò;
1. Callimachi Cyraenei hymnilatinis versibas expressi , Romae,i 59 5 , in 4 ;
2. L’Epitalamio dì Catullo nel-le nozze di Teti e di Peleo in ot-tava rima. Spoleto, i 8 o 5 ,in 4.
3 . Opere di C. Corn. Tacito vol-garizzate. Perugia, i 8 i 3 ; Roma,i 8 i 5 , 1816 : di che vedi Cavalie-ri Bibl. Script. S. I. Supplemento ,Romae, i 8 » 4 j i8iff.
4 - Jos. Petrucci interamnatiset Vincentii Fugae romani sele-cta carmina : accedunt epigram-mata scliolasticorum S. I. , Ro-mae, 1822 , in 8 : del che vedi iPareri estratti dai Giornali Arca-dico di Roma e dei Letterati diPisa, Terni, 1824.
D. VSC COLINI.
AULISIO (Domenico), antiqua-rio. Nacque a Napoli nel 1649(1):povero di fortune, ricco d’ingegno,alimentò con industria onesta unfratello minore e cinque sorelle, etrovò agio di attendere agli studi.A’ 20 anni insegnava privato l’ar-chitettura militare , e meritò cheCarlo II gli desse d’istruire la gio-ventù nel presidio di Pizzofalconocol soldo di 25 ducati il mese: per s 5anni soddisfece, e le lezioni tene-va in lingua ora francese, ora spa-gnuola, possedendo anche l’ebrea,araba, caldea, greca, siriaca ec. ( 2).
(1) Altri pone nel i 63 g.
(2) Giartnone Ist. Cìv. Lib. xl. G. V,pag. 297.