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[Volume terzo e volume quatro.]
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che scrivendo cosi bene latino ,mostrasse il Zorzi di onorar pocoquell’ idioma ; ma sembrami, cheegli fosse de’ pochi, i quali viderodoversi innanzi a tutto impararela lingua con cui si parla : nontrascurar quella, con chi parlava-no i nostri avij tanto chedell’una,che è la madre, non avendo piùche il ritratto, e 1’ altra, che è lafiglia, essendo viva e presente, nonci perdiamo a vagheggiare il ri-tratto della defunta , e.scordiamoil volto della superstite; ina 1’ unoall’ altro paragoniamo.

D. Vaccoiini.

SARCHIANI ( Giuseppe ). Nonnmil patria, nè poveri genitorivietano che venga in fatila^ e qua-si io dirci ad onta della fortuna,un nobile ingegno: e la Provvi-denza di tanto privilegiò la To-scana, che in essa non vi ha cosìpiccolo borgo che , dal nome diqualche valente che vi ebbe i na-tali, non sia nobilitato. A Giusep-pe Sarchiani, quantunque gli av-venisse di nascere nella terra di S.Cassiano , fu gran ventura il tro-varsi per maestro Francesco Guar-ducci, valoroso e riputato umani-sta : con siffatta guida potè ancorgiovanetto conoscere dei classicidel Lazio le più riposte bellezze.Venuto alla città compì la sua let-teraria educazione rie! ginnasiodegli Scolopii; o sotto AverardoAndricli, che ne’ suoi versi ornarseppe di poetiche grazie le gravidiscipline per lui insegnate , stu-diò matematiche e filosofia. Matanto le scienze noi tennero, checon sommo ardore a farsi dottonon intendesse nella greca favellasotto la disciplina di Cosimo Bar-toli : dal solenne ellenista AngiolMaria Ricci ebbe , per quanto adesso il consentiva la vecchiezza ,insegnamenti, e, quel che più valenell’età prima , agli studi intra-presi conforto.

VoL. Ili

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In Pisa diede opera per cinqueanni alla Ragion civile, ai Cano-ni, al Dritto delle genti, e fu di-scepolo del Tosi, del Guadagni,del Larnpvedi : uomini di squisitadottrina, di molta fama in Italia,e di eterna ricordanza nei fastidella Pisana Accademia.

Non si rimase dallo studio delgreco che udì interpretare dal-l’A ntonioli che molta dottrina con-giunse a rara bontà , e in cui lamodestia ( portento da narrarsi inun uom letterato ) fu alla gloriad’impedimento. Quantunque ilSarchiani deposte avesse le che-ricali divise che vestì giovinetto,fu assiduo compagno ed amico adue religiosi domenicani, Io Sta-tico e il Passini : gli piacque nelprimo l’ingegno festivo e la vastaerudizione ; ammirò nel secondo,che fu gran maestro in divinità ,

10 zelo col quale venne in campocontro i filosofi per la verità dinostra religione tanto allor com-battuta, diiensore animoso. Era inquei tempi principale ornamentodei Pisani studii Tommaso Perel-

11 che in se raccolse tanto di scien-za, quanto diviso in molti uominibasi crebbe perchè fossero tuttidotti e famosi. Venne acquistataper ingegno la benevolenza deltoscano Leibnizio dal Sarchiani,die nel fiore dei suoi anni era sa-lito a tanta rinomanza, che parvoal celebre mons. Fabbroni degnodi scrivere nel suo riputatissiinoGiornale dei letterati, del qualeancor dura la fama e il desiderio.Non loderò ingegno di così altesperanze perchè fra i suoi condi-scepoli fu scelto a lettore straordi-nario di canoni, ed ottenne conapplausi di tutti l’usato titolo didottore.

lo lo compiangerò piuttosto diquella necessità che gli fu comunecon molti letterati, e lo costrinsead esercitarsi per alcuni anni nel-l’ingrata palestra del l'oro; ma i25