Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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per l’esposizione di Dante, e Ten-ne occupata per la prima Tolta daquel gran lume di nostra eloquen-za Giovanni Boccaccio.

E nell’uno e nell’altro ufficionon deluse le pubbliche speranze,e in un campo assai più vasto diquello conceduto ui suoi antecesso-ri aggirandosi, fu ed è per tuttiancor reputato non solo uomo dimolte lettere, ma puro dicitore, ecorretto, e leggiadro. Egli del pre-gio della lingua fu custode solleci-to e mantenitore ostinato, in tem-pi in cui con solenne ignoranza delprocedere del nostro intelletto, econ grave danno dell’italiana let-teratura lo studio delle idee fu dis-giunto da quello delle parole, etanto era nei più dei nostri scrit-tori verso gli antichi il dispregio,quanto lo ò adesso per avventurala superstizione. Tenne fra le suelezioni inedite in maggior contoquelle in risposta alle considera-zioni del Filosofo Fiorentino sullaGerusalemme del Tasso: e sce-gliendo questo argomento , miròpiù a disapprovare le censure col-le quali dal suo conterraneo, l’In-ferrigno, fu travagliato il grande einfelice Torquato, che alla gloriadi combattere col Galileo.

Nel variare delle italiche fortu-ne gli venne conferita la carica diDirettore dell’archivio diplomati-co di Firenze, e le sue cure aiutatedal patrocinio d’eminente perso-naggio impedirono che da Firenzefossero recate in Parigi le antichisrsime carte che in quel deposit» siconservano, e mirabilmente valso-no a rischiarare l’oscura istoria delmedio evo. La società dei Georgo-fili lo ebbe a segretario degli atti,ed in quei cinque volumi che fu-rono per lui compilati fregiò displendidi elogi i più illustri acca-demici : ai loro studii arrecò utili-tà non lieve pubblicando alcuneopere inedite del Sodoriui intornoall’ agricoltura , e pegno del suo

amore lasciava ai suoi colleghi l'in-edito trattato di Veterinaria diPelagonio classico latino, ch’egli,sull’unico codice del Poliziano,trascrisse, emendò, e poi fece vol-gare.

Quanto colla viva voce e cogliscritti giovasse all’accademia dellaCrusca nella quale ei Fu uno deiDeputati a preparar materiali perle correzioni e aggiunte del Voca-bolario , io lascerò che meglio dime lo narri il celebre SegretarioZannonì, alla cui eloquenza sì no-bile argomento, qual sono le lodidi tanto uomo, nou ebbi in animodi usurpare.

Non tacerò eh’ ei fu peritissimodel latino idioma: e in questo det-tò versi così belli da meritare chevalorosi Toscani poeti li donasserotradotti alla nostra lingua.

Assai del suo ingegno: quantoall’animo suo può dirsi, che nonpresunzione, ma fidanza nei suoicostumi lo persuadesse ascriver dise stesso ch’ei fu franco, ingenuo,costante nell’amicizia, estimatoredegli altrui meriti, senza invidiae senza ambizione, modesto neivoti, quanto nella fortuna. Se nel-la sua verde età frequentò le so-glie di alcuni magnati, chi li co-nobbe ne accerta che , pieni d’ u-manità, nobilmente usarono i do-ni della sorte , e furono del tuttodissimili da coloro dei quali l’ami-cizia insolente è più grave dell’o-dio a sostenere.

Narrò ilSarchiani nella sua vitad’ essere stato loro famigliare con-viva : ma ciò torna in sua lodequando si consideri che nulla eimai ritrasse nell’aspra sua indoledei docili costumi dei ventri corti-giani : infatti, potè per avventuraa taluno dei suoi nemici sembrareDiogene, ma certo a nessuno diloro Àristippo.

Non ignoro che per qualche ma-ligno si dirà essere nella razza deiletterati tale che per mordere di