Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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compagnia di alcun generale este-ro per osservare tutto che si attie-ne a geografia ed a tattica milita-re: per le quali peregrinazioniammalò e fu presso a morire ; mariavutosi, incise sulla scorza di unalbero vicino a Forchia questa i-scrizione :

Genio Loci — Et Musis Bene Advoca~tis —■' Quod — Morde Periculum — InValle Caudina — Feliciter Evaserit —Theocritus —> Ve Puro Cespite Aram —Non Sine Fioraia Sparitone — Et Liba •mentis.

L’opera fu impressa con sommolusso tipografico con la pianta equattro vedute della valle per ge-nerosa cura del G. di Wilzech: e dinuovo in Napoli nel 1811 con cam-biamenti ed aggiunte. Ne fu loda-to da’ giornali di quel tempo , edonorato dall’accademia della Cru-sca, che lo scrisse del suo numero.Del 1580 portatosi a Palermo in-nalzò un monumento ad OnofrioPanvinio in S. Agostino con epi-grafe difesa vittoriosamente dalcanonico Biscardi appo il Tirabo-schi, quanto alla data dei 7 apriledella morte del Panvinio.

Ma quel viaggio principalmen-te fece il Daniele per compiere iBegali sepolcri del duomo di Pa-lermo riconosciuti ed illustrati.Napoli, stamp. R., 1784, f.: dovetocca i sepolcri di Ruggieri 1 diSicilia, di Arrigo VI imperatore,di Costanza Normanna, ed Arago-nese imperatrici, e di Federico IIimperatore. Le domestiche cala-mità e le fatiche letterarie fecerovacillare la sua salute: sino dal1802 pati di dis.snria , e per diecianni ne fu afflitto, non vinto : infine offeso nelle facoltà intellettua-li ( come già il Vico il Mazzocchil’Ignarra ) cercò ristoro nella suacasa di s. Clemente ; ma colpitoda forte asfissia, che gli tolse i sen-si e la favella , il giorno appressomiri, e fu il i 5 novembre 1812.

t> Fu il Daniele uomo religioso din non simulata credenza ; amico e55 largo sovvenitore de’ poveri an-» che ne’tempì che vide minorate« le proprie sostanze; portato av beneficar tutti, anche coloro dai>> quali aveva ricevuto ingratitudi-55 ni e disprezzi ; trasportato per55 gli amici, e se talun di essi gli» fu ingrato, non se ne querelò, c» cercò di aiutarlo in qualche bi-:> sogno. Nelle disavventure egli» riconoscea la mano del Signore55 giusta sempre nel premiare e:> nel punire, ed in questa sperava» il ristoro; nelle sue infermità» non si querelò giammai, chie-55 dendo solo a Dio sofferenza. So-» brio nel vitto nel vestire e nelle» domestiche mura, visse sempre55 lontano da ogni fasto, e morì55 non ricco.» (») I letterati lopiansero cogli Ultimi Uffici, Napo-li, 4-3 i 8 i 3 . Il Ciampìtti diede uncommentario latino degli scritti edegli studi di lui, Nap., 8., 1818. 11Villarosa, che lo avea pianto coglialtri, ne fece il ritratto (2): o notòlui avere avuto commercio episto-lare coi primi letterati del suotempo, tra i quali Facciolati, Bot-tari , Fabroni , Zanotti, Andre» ,Affò, Marini, per tacere de’più in-signi personaggi: tra i quali il C.di Firmian. Fu deU’accademia co-sentina, delle scienze e lettere diNapoli, delle società IIR. di Lon-dra e Pietroburgo, oltre la Crusca,siccome è detto. Agli Opuscoli diMarco Mondo, 4 ,17*33, si aggiun-sero quelli di A. Tìlesio da lui perdue volte dati in luce, e nella se-conda edizione del 1808 con ag-giunte : Orazioni latine di G. /?.Fico ristampate con altri Opuscolidel medesimo .- Lettere col nomedi Crescenzo Esperti a GennaroSimeoni, Napoli, 8., 1773, dove sinotano alcune sviste circa Caserta;

(1) lei , p. ia 5 ,

(2) Op . cit .