per sempre. D’aflora in appresso,per lungo corso di tempo, Carlodovette sostenere molte fastidioseliti, tra le quali, quasi a sollievo diquelle noie e di altre anche piùdure di una grave malattia, scrive-va e prose e poesie infinite : anziappunto in quel torno ebbero prin-cipio le letterarie sue controversie,a maggiore puntello delle qualinacquero poi le sue opere pel tea-tro, e da queste la lunga serie didispiaceri che narreremo in ap-presso.
Intorno il 174° una brigatelladi uomini che aveva fatto profes-sione di studiare e scrivere elegan-semente la propria lingua, gentealleg rissima, pensò di crearsi unaAccademia in che altro non si fa-cesse sentire che prose o poesiescritte ad imitazione de’nostribuo-ni padri . Quest’Accademia chia-marono con ghiribizzoso titoloGranellesca, e si crearono il presi-de sotto nome di Arcigranellone ,che fu un certo Giuseppe Sec-cliellari, il più nuovo pesce delmondo. A quest’Accademia appar-tennero uomini di larga fama, iquali, come più sopra dicemmo ,facendo professione di scrivere be-ne in italiano, spregiavano, e, ch’èpiù, beffavano una schiera di cat-tivi autori che mettevano in luceogni dì o sciocchi libri originali opiù anche melense traduzioni. Aquel tempo erano in gran nomalecommedie del Goldoni e del Chia-
ri, etl in Venezia le genti si stava-no spartite d’opinione in fra queidue, movendosi continue liti a ta-le, che pareva si minacciasse altraguerra che di parole e d’ inchio-stro. I Granelleschi continuava-no sempre nelle beffe, e gli tene-vano entrambi in conto di uominisenza buon gusto e che mirabil-mente valessero a guastare 1’ intel-letto- della gioventù. Il Gozzi futra’ più acuti pungitori di que’duepoeti, e nel 1700 scrisse una specie
di prognostico , intitolandolo laTartarici degl ’ influssi. Questo li-bro piacque assai ai Granelleschi,ed il celebre Daniele Farsetti, avu-tone 1’ originale, segretamente ilfece stampare in Parigi, indi uèsparse per Venezia le copie. L’ope-ra levò rumor grande: i due poe-ti, dapprima accaniti nemici,si rap-pattumarono: uno, che fu il Gol-doni, scrisse buon numero di vele-nose terze rimecontra la Tartana,1’ altro con altre poesie non menoignobili che mordaci si svelenòcentra il Gozzi. Siccome si accostu-ma, per queste controversie si con-sumarono inchiostro e carta inbuon dato. In fra gli altri Carlofece stampare un suo libretto mol-to gaio, se non molto savio, intito-lato: Fogli sopra alcune massimedel Genio e costumi del secolodell'abate Pietro Chiari, e coniraa' poeti Nugnez de'nostri tempiiil quale in luogo di acchetare , fucome vento a fiamma. D’insolenzain insolenza fra le parti , e con lerisa degl’ indifferenti, queste let-terarie battaglie durarono dal 1757insino al 1761 , nel quale anno a-vendo da una parte il Goldoni so-stenuto, prova della bontà delleopere teatrali essere l affollati-si del popolo, dall’ altra il Gozzi ,che questa non era prova legitti-ma perchè appunto il popolo siconduceva facilmente ed a bene-placito, onde mostrarlo , scrisse amodo di semplice soggetto , comeusano di dire i commedianti , lavecchia fola che si racconta dallenonne ai bambini, Le tre melaran-ce, e donolla alla compagnia di An-tonio Sacchi tornata allor allora diPortogallo , famosa per mascherespiritosissime e per somma abilitànelle commedie alla sprovveduta.Quella favola sparsa di acri salicontro a’ due poeti, e sostenuta daque’ commedianti, alzò gran voce,ma sarebbe anche facilmente ca-duta in oblio, dove gli oflesi ed i