Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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o disdirsi dello aver presa parte al-le stolta e inique tresche. Pio cit-tadino pianse la patria perduta, eamaramente gli dolse con altri po-chi, che non gli fosse dato il soc-correrla. Ubbidì alle sorvenute si-gnorie con quella nobile rassegna-zione che è assai più gradita aprincipi buoni di quello sienoviltà e piacenterie. Accettò dibuon grado 1’ uffizio di Diretto-re generale degli archivi venetidatogli dal governo del regno d’I-talia, stimando debito di citta-dino e carità di patria il raccorreed ordinare i preziosi documentiche faranno testimonianza a’ po-steri della civiltà, sapienza e pote-re dei maggiori. Egli era ben de-gno del santo ministero, custodirecioè, la tomba dove s’accoglievanole reliquie della madre , e strap-parne le ortiche e le piante paras-site che vi crescessero intorno, ac-ciò restasse solenne monumentoche nulla v’ha quaggiuso che siaeterno.

Fin qui del Marin uomo pub-blico; ora del Mario uomo di lette-re. Egli è pur lieto il ripetere que-sta verità, non esservi condizionedella vita nella quale gli studi nontornino utilissimi. Vivi tu felice,circondato dalle benedizioni dellabellezza delle dovizie della poten-za ? Per essi s’ accrescono i tuoigaudi. Se’ tu costretto da unamodesta mediocrità a passare ituoi dì solingo e spesso remoto dalmondo? troverai in essi de’compa-gni securi e fidati che non ti ab-bandoneranno e ti compenserannodi quello la fortuna ti negava. Ese tu sia infelice troverai negli stu-di tali conforti, che non potrestigiammai sperare dagli uomini.

Bene la seppe questa verità Car-lo Antonio Marin, nè si scompagnòdagli studi sia che solcasse le ondesia che sedesse nel foro a giudica-re, o riposasse nella quiete degliozi domestici. Siccome ogni ita-

liano amò grandemente la poesia,e scrisse versi lirici, drammi, tra-gedie , ed anche un poema sullarotta di Pipino re francese d’Ita-lia, perla quale uno de’canali checinirono Venezia ebbe nome dicanale Orfano tanti essendo i par-goli che indarno invocarono il pa-dre, dopo che quegli stranieri ten-tarono indarno di struggere la li-bertà e 1’ independenza della cre-scente repubblica. Quasi tutti isuoi versi rimasero inediti, nè dal-la poesia elle ei tolse a rallegratri-ce di qualche ora d’intervallo chei suoi gravi uffici gli lasciavano,egli ottenne quel diritto alla esti-mazione e gratitudine de’posteri ilquale gli venne da più severi studi.

Prima opera che desse in luceco’tipi del Pepoli nell’annofu una Dissertazione sulla venutadi papa Alessandro III a Veneziae sulla battaglia di Salvore dovedicono l’armata di S. Marco scon-figgesse quella di Federigo Barba-rossa imperatore. Argomento fuquesto di lunghissime controver-sie perchè singolari documenti estorici degni di fede, fra’quali ba-sta nominare il Muratori, neganoi particolari di quella venuta, especialmente la battaglia cavaledove a detta loro il figliuolo delBarbarossa in età d’ otto anni a-vrebbe governato un navile fortis-simo. D’altra parte altri storici edaltri documenti lo affermano, cdin favore della verità di tutto l’av-venimento militano le popolari tra-dizioni. Le quali tradizioni, seb-bene col lasso de’secoli alterino lecircostanze d’un fatto, rado è ches’appoggino interamente sul falso.

Diede occasione a questa scrit-tura la lapida che attestava l’au-tenticità della battaglia di Salvore,e che posta sulla chiesa di quelpaese nell’ Istria era stata tramu-tata dal chiaro senatore AngeloQuirini nella sua villetta d Alti—chiero, ora miseramente distrutta.