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Con molti sodi argomenti ilMarin difende le tradizioni dellafuga, del celarsi di papa Alessan-dro, e la sconfitta de’ Tedeschi ede’Ghibellini Italiani per operadi Sebastiano Ziani doge. Pur nul-lameno la lite non è decisa ed an-zi parrebbe ai più perduta pelMarin, sebbene egli abbia recatosull’argomento molta maggior lu-ce di quello avesse fatto il padreOlmo che ne scrisse un secolo in-nanzi. La quale controversia sto-rica se non avesse altra conseguen-za che il provare legittimo il di-ritto de’ Veneziani sul dominiodel mare Adriatico, ne parrebbeinutile il favellarne ancora, dap-poiché l’istoria ha mostrato sem-pre non co’diplomi e i privilegi,ma colla forza dell’arme e la de-sterità degli ingegni fondarsi emantenersi i legittimi diritti de-gl’ imperi. Che se poi ne piacesseri sapere quando incominciasserole ragioni de’Veneti sull’Adria-tico ed il solenne rito delle an-nue sponsalizie col mare, ne par-rebbe assai più bello e glorioso iltrovarne l’origine nelle antichis-sime vittorie degli Orseoli e deiCandiani, di quello sia in unabolla di papa Alessandro in.
Si diede quindi il Marin ad unlavoro di vasta mole, la Storia ci-vile del commercio de’ Veneziani,che fu stampata nell’armo 1798co’tipidel Coletti. Que’fuggiaschiche riparatisi dal furore de’ bar-bari fra le velme e nei dossi del-la Venezia marittima, colle lievie spalmate barchette recavano ailidi circostanti e per tutta Italiasuperiore il sale delle marine loroed il pesce, o traghettavano F olioed il vino della Liburnia e dell’ll-lirio, non avrebbero al certo pen-sato fino a quali lontani paesigiungere dovessero i numerosinavjli de’nipoti,nè che fatti signo-ri d’ ogni traffico potessero un dìemulare la potenza de’monarchi.
Collo sminuirsi del traffico, per*che nuove ed impensate vie gli siaprirono, cominciò a volgere versol’occaso la gloria veneta. La qualequanto grande sia stata e qualela possanza di coloro che F acqui-starono, mostra Tesservi stato d’uo-po che tre secoli corressero primache interamente si rabbuiasse lanotte che dovea estinguerne laluce. Il Marin nello intessere lastoria del Commercio Veneto spie-gò la gran tela della istoria Vene-ziana, s’addentrò in certi partico-lari i quali spiegano spesso alcuniproblemi istorici meglio che noifacciano i grandi avvenimenti cheil vulgo crede cause e non di radosono conseguenze di fatti mino-ri. Le prime parti dell' opera mo-strano i traffichi di Venezia na-scente, i trattati co’ principi vici-ni, F antichissima independenza.Nel seguito presentano le arti lemanifatture le industrie F utileche tutta Italia traeva da questogrande mercato dell’ universo. 11sapere dell’autore e l’intelletto vitraspare, nonché la sua diligenzanel raccorne i molti documentiche aggiunse a quelli che eranostati preparati da Vincenzo For-rnaleoni e dopo la morte di luivenuti in suo potere. Il Marinmostra nell vasto lavoro tutto l’ani-mo suo, cfcr’era d’ottimo cittadino.Al suo ani mo dolse per certo quelvedere lo scettro dei mari tolto al-la patria per opera de’Portoghesie degli Spagnnoli. Ma la sua men-te atta a levarsi sopra gli eventiumani e misurarli, s’accorse nonessere questo che il solito rotearedelle terrene vicissitudini le qua-li formano la grande storia perpe-tua del genere umano. Lungo eforse irreparabile fu il danno diVenezia e d’Italia, ma non lungoil vantaggio degli emuli. Una na-zione di uomini sobri prodi saga-cissimi , la quale seppe vincerela tirannide degli elementi come