Quella del più astuto fra i monar-chi dell’ età moderna, gli Olande-si, presto rapi a’figli di Vasco deGama il frutto del suo ardimen-to. E cominciò in pari tempo lagran vendetta delle ingiustiziepraticate dagli Spagnuoli a quelgrande e miserando Italiano chedisconosciuto da’ suoi connazio-nali recò ad altro popolo 1’altis-simo ingegno, dannato a non ave-re altra fama che tarda, altro pre-mio che la inutile compassionede’nepoti,e a non lasciare pure ilsuo nome a quelle terre che pri-mo divinò. Il quale primato degliOlandesi, 1’ Inghilterra rapiva, e,quasi al pari di quelle di Venezia,sono vuote le darsene di Amster-dam, mentre a migliaia sorgonole antenne sulle acque del fortu-nato Tamigi.
L’ opera di Carlo A ntonio Ma-ria è in gran fama anche pressogli stranieri. Il Daru lo leva a cie-lo, ma le lodi dello isterico menoimparziale o meno veritiero chesiastato, non basterebbero a con-fermargli la fama. Aitici molti fa-vellano di lui e lo citano, de’qualibasti nominare il dottissimo Ale-manno Herren, specialmente nel-la sua preziosa opera dell’so delle Crociate sull Europa , laquale ottenne il premio dall’ Isti-tuto di Francia.
Noi che scriviamo una biogra-fia, non un elogio del Marin, dob-biamo confessare qualche mendad’ordine e d’ esattezza nella suaopera, la quale è importantissi-ma, e senza di cui non si detteràl’istoria de’Veneziani, libro anco-ra da scriversi.
Oltre a questa ed altre scrittureminori inedite incominciò la sto-ria del Commercio de’Fenici, chela morte gli tolse di compiere.Il subbietto era degno di lui, col-legato coll’ opera già pubblicata.Era la storia d’ uua civiltà anti-ca la quale avrebbe posta in con-
fronto della civiltà moderna ; quel-la di Venezia che in se sola uni-sce il riordinamento del vivere ci-vile, dei costumi, delle arti dopola gran notte della barbarie la qua-le coverse 1’ Europa. Grave faticaera questa, pochissimi essendo imonumenti e le memorie di quelpopolo presso al quale i mercatantierano principi, gli artigiani mag~giorenli della terra, come diceIsaia che nel profetare i danni diTiro con tremende parole vatici-nò i danni d’ un’ altra / 'ergine fi-glia del mare. Ed importanti con-seguenze potevano trarsi dall’esa-minare le antichissime vie del traf-fico d’oriente con quelle usate nelmedio evo, e poscia con quelle de-gli scuopritori de’nuovi mari ; vietutte che hanno per iscopo il dan-no delle belle contrade dell’Indiasempre sfortunate per la ricchez-za e il sorriso della natura , e perle quali arricchirono successiva-mente Venezia Portogallo SpagnaOlanda Inghilterra, e forse altriancora arricchiranno.
Il Consigliere Giovanni Rossi,uomo dottissimo, lesse all Ateneodi Venezia un sunto di quelloscritto sul commercio de’Fenici.Al quale consigliere Rossi testifi-chiamo la nostra reverenza edestimazione, e lo preghiamo in-sieme con tutti che lo conosconoacciò voglia fare di pubblica ra-gione le sue illustri ed importan-tissime scritture sulle usanze ci-vili e domestiche, e sulla legisla-zione dei Viniziani, che sparge-ranno vivissima luce sulla storiaparticolare della civiltà Europea.
Carlo Antonio Marin morinel-1’ anno i8i5 tocco d’apoplessiain età d’anni settanta. Non ebbea sopportare i danni della vec-chiezza, e sino all’ultima ora dellasua vita fu indefesso negli studie nel ministero. Era modesto, fru-gale, d’animo pacato, incrollabilea' danni della fortuna, non mai