Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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im magio azione o a scuoter* col-la veemenza delle passioni. Lapoesia in morte del Trenti, concui ricalcò le vestigie dei celebriversi del Manzoni in morte del-1 * lmbonati e del dialogo di Vitto-rio Alfieri La virtù sconosciuta ,poesia della quale una molto accu-rata censnra si legge tra le prosedel Foscolo, può citarsi a dimostra-zione di quanto diciamo. Il cam-po scelto dall’ Arici a spaziarviagiatamente, e in cui potè miete-re le sue palme più belle, fu lapoesia didascalica. Non ci arre-steremo nella vecchia quistioneintorno a questa poesia -, diremobensi che sin tanto si leggano conpiacere e sieno tenuti in onore ilibri georgici di Virgilio, letti delpari con piacere e tenuti in ono-re saranno i poemi didattici del-l’Arici, intento sempre a seguirea preferenza d’ ogni altro quelsommo classico antico nella per-petua venustà dello stile e nella«ura dell’armonia. Pietro Gior-dani in alcuni articoli più voltestampati divisò minutamente ipregi della Pastorizia, il princi-pale de’poemi suddetti, die videla luce per la prima volta in Bre-scia nel J8r4, e dopo quegli ar-ticoli sarebbe vanità il sogghigne-rà altre parole di critica. Girò in-vece che oggimai collocato in po-sto molto eminente dovevasi re-putar quel poeta, di cui alcuniversi minutamente si esaminava-no dal Foscolo a notarvi i luoghiimitati e degni di censura, al-tri dal Giordani si esaminavanoa notarvi quelli degni di lode ed’imitazione. Prima però di giu-gnere alla perfezione della Pasto-rizia, annunziata dai canti giova-nili e nondimeno bellissimi degliUlivi (videro la luce la prima vol-ta nel... ) il gusto dell’ Arici ave-va sofferto una specie di travia-mento, insensibile forse a chi nonsia affatto dell’ arte, ma avvertito

dagl’intelligenti, e indi a pocodallo stesso autore perla voce del-la critica e per la propria espe-rienza. Ciò si riferisce ai Coralli,poema (stampato per la primavolta nel 1810) di cui potrebbe-ro tuttavia gloriarsi molti altri in-gegni che pur si stimano eccel-lentemente avviati. Un poeta as-sai dedito alla descrizione dovevaamare necessariamente la mitolo-gia : gl’ Inni pubblicati sotto ilfinto nome dell’antico Bacchili-de, e tutti intarsiati di allusionipagane, ne fanno evidente testi-monianza. Chi maraviglierà dopoquesto al leggere la gagliarda in-vettiva contro la nuova scuola av-versa alla mitologia, ohe si trovanel principio della seconda partedal caro Sirmione? Se non ci aves-se alcun che di simile nel primocanto del Bardo, que’versi, ve-nuti in luce anteriormente al Ser-mone del Monti per le nozze Co-sta, sarebbero stati i primi a so-stenere con elegante dizione lepericolanti ragioni di quella scuo-la che per contrapposizione al ro-manticismo vien detta classica.Pure al comparire degl’ Inni sa-cri del Manzoni, antesignano del-le nuove dottrine letterarie, ten-ne dietro un libro di Persi sacridel Bresciano Bacchilide ; ciò cheviene a pruovare quanto si è det-to più sopra della tendenza diquesto poeta all’ imitazione. Maprima del volgersi alla religionecristiana per trovarvi soggetti dipoesie liriche, vi si era accostatol’Arici con intenzione di trarneniente meno che il tema conve-niente ad una epopea. E questotema gli parve poter essere la Ge-rusalemme distrutta . Infelicissi-ma scelta , dobbiamo confessarlo,che portava nel titolo stesso la suacondanna, e per cui i critici nonavevano che a ringiovanire la prin-cipale censura scagliata contro alParadiso perduto. La poesia non