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[Volume terzo e volume quatro.]
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avere quindi nel i8og occupataprovvisoriamente, in qualità disostituto, la cattedra di eloquen-za in Brescia, fu l’anno seguente,1810, nominato stabilmente pro-fessore di belle lettere e storia inquello stesso liceo. Facendosi sem-pre maggiore la fama di lui, attesii nuovi lavori che a mano a inanoveniva pubblicando, fu nel 1812nominato da prima segretario perla sezione veronese, poi membroonorario dell’Istituto italiano discienze, lettere ed arti. Ebbe oc-casione da questa carica di con-dursi frequentemente a Veneziae a Milano, e di stringersi di sem-pre maggiore intitnità cogli uo-mini più instrutti e famigerati, ein pari tempo di tener 1* occhioal progresso degli studii e del-1 ’ industria nazionale. Caduto ilregno italico, non fu rimosso l’A-rici da’ suoi impieghi , ma nel1818, soppressa la cattedra dibelle lettere, ebbe quella di sto-ria universale antica e moderna,e particolare degli stati Austriaci;e questa pure tolta a’Licei e con-ceduta alle sole Università , ebbenel 1824 l’altra di filologia lati-na, che tenne fino al termine deisuoi giorni. Altri generi di pub-bliche dimostrazioni di stima ot-tenne da’monarchi e da societàletterarie. Il patrio Ateneo, oltreaverlo tra’ suoi socii, lo elesse aSegretario, con che gli diede mo-tivo a scrivere per più anni queiCommentarli che il mostrarono ,contro 1’ ordinario esempio deipoeti, prosatore disinvolto, e, perquanto il comportavano le mate-rie, leggiadro. Fino dalla pubbli-cazione degli Ulivi aveva ricevu-to dal Viceré Eugenio speciali di-mostrazioni di considerazione edi aggradimento. Nel i 835 , alpubhl icare 1 ’ Origine delle fontisimili dimostrazioni, accompagna-te dal regalo di una scatola d’oro,ebbe da S. M. F Arciduchessa di

Parma. L’anno stesso, che fu ili 835 , l’Accademia della Crusca loannoverò tra’ suoi membri, e daS. M. il re del Piemonte gli ven-ne conferito 1’ ordine cavallerescode’santi Maurizio e Lazzaro. Que-sta lista di onorevoli testimonian-ze ricevute dall’ Arici si potrebbeallungare, specialmente col no-vero delle Accademie a cui venneascritto , ma crediamo bastare ilgià detto. L’anno i 83 fi, funestoalla contrada Veneta e Lombar-da per la comparsa di un morbod’incognita natura tua di tropponota e diffusiva efficacia, fu l’ulti-mo per F Arici, che mori il 2 lu-glio, consunto da tabe intestinale,che da parecchi mesi non cessa-va di tormentarlo. Le accennatecalamitose condizioni del tempotolsero ai suoi concittadini di dar-gli dopo morto solenni dimostra-zioni di quella stima e di quel-1’ affetto in cui era sempre statotra essi vivendo. Se ne levò tutta-via un grande compianto a cui fe-ce eco l’Italia tutta , 6 per Ordinedel Municipio destimaronsi le suespoglie ad essere collocate nel Pan-teon degl’illustri Bresciani.

Cesare Arici nacque in giornidi controversia letteraria, e di no-tabile tendenza negl’ingegni an-che mediocri all’innovare: por-tato egli da natura all’imitazione,seppe attenersi all’ esempio deimigliori. Quanto qui si dice del-l’imitazione, vuoisi intendere nelsenso più nobile della parola. Inalcuni siffatta naturale disposizio-ne è guida a meritata e durevolecelebrità; come in altri la dispo-sizione opposta, mancando delledoti necessarie, condanna a diven-tar infimo chi avrebbe, se non al-tro, potuto rimanersi mediocre.L’ anima dell’ Arici era inoltretemprata alla mitezza de’ senti-menti, e l’ingegno di lui a dilet-tare e instruire descrivendo, me-glio che a colpire colla forza della

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