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[Volume terzo e volume quatro.]
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proprio, ma pure bramando quel-la quiete che sempre ama lo stu-dioso, lontana dalle distrazioni del-la società, volle ritirarsi fra i pa-dri dell’ oratorio. Quivi succedettenuovo ordine di studii. Alle scien-ze sacre, coltivate per obbligo, u-niva bensì quello carissimo dellanaturale istoria, ma per ancora nontrascurava la letteratura in genere,e come per sollievo la poesia. La-sciò abbozzi di ragionamenti in-torno il sistema del Lavater, sullacondizione dei villici, sulla edu-cazione delle donne , sulla utilitàdel teatro, sugli elogi. In quest’ul-timo scritto esponeva la brama chedegli uomini grandi si dettasse l’E-logio sinché fossero tuttavia viven-ti, onde pagare un tributo al me-rito e servire d’incitamento a nuo-ve opere: ma questo pietoso desi-derio non potrà aver luogo giam-mai, perchè le passioni umane neimpediranno sempre la esecuzio-ne. Dopo tre anni che I'Olivi pas-sò in quel ritiro, o fosse la sover-chia applicazione allo studio, o quelgenere di vita non gli convenisse,il germe assopito ma non ispentodi quella malattia che più tardidoveva ucciderlo, si fece sentire dinuovo, e si appalesò con isfinimen-ti e con minacce, principalmenteal petto. Nondimeno , portatosi aPadova, la sollecitudine dì un me-dico dotto gli protrasse la vita.Tornato alla patria fu costretto diabbandonare il suo istituto, nonsenza lagrime dei compagni, e ri-tenne il semplice vestito ecclesiasti-co senza però legarsi con voti. Pas-sò in Ghioggia l’inverno del 1790e nell’autunno trasportossi di nuo-vo in Padova, dove parve che leriacquistato forze gli promettes-sero ferma la salute. Quivi conl’avidità sua, e prontezza di ap-prendere , rivolse 1’ animo a tuttele scienze che hanno per iscopo lanatura, ed i'n due anni tanto ne fuil progresso, che più presto, a ma-

raviglia grande di quei dotti, sipoteva chiamare maestro, che di-scepolo. Appena giunto in quellacittà conobbe di persona AlbertoFortis, già prima conosciuto perfama, il quale, ammirato il valoredell’ Olivi, fu primo a dirigerlocol suo sapere , primo a farlo notoagli scienziati, primo ad allargar-ne le lodi : opera che scevra dabassa invidia, e dalla superbiadegli uomini, e specialmente deidotti, merita gran lode, perchè purtroppo lontana assai dall’ uso co-mune. L’ accademia di Padova loaccolse nel suo seno, ed ei risposecon una moltitudine di memorie,parte inserite ne’ suoi atti, e partoin quelli di altre società , che ri-guardano varii rami della naturaleistoria, le arti e la nazionale eco-nomia. Una fra queste gli valse diessere creato fra i quaranta dellaSocietà Italiana istituita dal Lor-gna. E già il nome dell’ Olivi eranoto non solo nella nostra peniso-la, ma oltremonte ed oltremare, egià anche i dotti forastieri cono-scevano il giovine naturalista ita-liano. Lesse nell’ accademia il pia-no con che intendeva dii condurrela zoologia dell’ Adriatico e vi fuassai encomiato: tal che movevastupore e diffidenza se in sì pocaetà avrebbe potuto far tanto. Com-parsa però l’opera, diretta dal For-tis al Gioeni, nel 1792, fu una so-la voce , furono soltanto lodi chegliene vennero da ogni banda , ediplomi dalle accademie più insi-gni d’Italia e straniere. Che l’Oli-vi assai allegrezza risentisse di tan-to plauso ottenuto dalle sue fati-che , non fa maraviglia ; non peròse ne insuperbì come credetterotaluni, perchè il rispetto e 1’ amo-re da lui costantemente mostratoper tutti gli uomini grandi, indi-cava abbastanza la sua innocenzadi questo vizio: ma anzi tanto glivalse la ingenuità e moderazione,che potè conquistargli la stima c