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[Volume terzo e volume quatro.]
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suó genio per le arti, a cui s’ ab-bandonò pienamente, trattovi dal-la fervidezza di sua fantasia, e dal-la sensibilità dell’animo suo. Nonappena vi fu giunto , che trovòquivi una terra capace a perfezio-nare la sua niente , e ad occupareil suo cuore. Le sue idee si eleva-rono, si rese più abile nel dipin-gere dirigendone l’ammaestramen-to il Corvi, uno dei disegnatori piùaccurati di quell’ epoca, che molticertamente non ne vantava.

Le sue cure erano in particola-re modo dirette a confrontare fraloro le belle opere dell’arte d’ on-de potè a più bell’ agio ravvisarnela decadenza. Egli non sapeva tol-lerare che venissero lodate le ope-re poco meritevoli, dalle quali lodine derivava più pronta la rovina.

A diminuirne il danno si proposedichiarare col mezzo di un gior-nale , che intitolò il Capriccio , idifetti che racchiudevansi in queidipinti e sculture, che dal pubbli-co erano troppo applauditi, ed alui s’unirono altri dotti.

Appena uscito alla luce il primovolume insorse una turba di lette-ratuzzi e di artefici di poco conto,altamente querelandosi delle ac-cuse che loro venivano date , nèavendo animo, nè intelletto capacea profittare dei savii e civili am-monimenti, tentarono si sospendes-se la continuazione di quello scrit-to e 1 ’ ottennero: per cui vedendoil Maggiori riuscire inutile ogniulteriore sua cura, abbandonò Ro-ma per ripararsi nella provincianativa. Sperò ivi di trovare calmalontano dai tumulti della capitale,e dalle molestie di coloro che so-gliono ora fuggire dalla verità, oraperseguitarla. Ma la tranquillitànecessaria all’ esercizio delle artifu turbata dalle guerre d’ Ita-lia, e le scisse opinioni ovunquetumultuanti, rendevano penosa lavita. Gli £tudii a cui applicavasi ilMaggiori erano troppo discordi da

questo stato violento. L’animo dilui disposto alla quiete, chiedevaardentemente la pace : laonde fer-mo nel proponimento di non vole-re che pochi amici, come che chimolti ne cerca non ne ha veruno,si rifugiò in una sua villa posta sul-la cima di ridente colle, al cui pie-de lambisce l’Adriatico, ed ivi rac-colto in sè si occupò di fare pub-blici quegli scritti, che con tantostudio e fatica aveva radunato.

Non trovò poeta, che più si con-facesse al suo spirito di Michelan-gelo: sublime in tutte le opere ,che produsse quel genio. Quellopertanto, che in lui comprese dibello, di elevato, di storico si occu-pò di dichiararlo in dottissime an-notazioni, e quindi in una nuovaedizione che si fece in Roma nel1817 delle rime del Buonarotti, fu-rono quelle sue note impresse. Eb-be plauso l’incognito autore (per-chè a lode di sua non volgare mo-destia, mai , fuorché dagli amici,non si seppe quello che dal Mag-giori si pubblicava ), e prova del-F universale consentimento fu losmaltirsi cosi pronto di quel libro,che il Silvestri di Milano lo ripro-dusse nel 1821.

Incoraggito dal buon esito diquesto suo primo lavoro, s’accinsea dichiarare con altro scritto in for-ma di dialogo molte notizie , cheteneva per false, o inesatte riguar-danti la vita e le opere del Serbo(Dialogo intorno alla vita e leopere di Sebastiano Serlio Archit.Èologn. dedic. al cav. Pietro Ale-thy degli Staj'. Ancona pel Sarto-ri 1824)- Lo studioso di queste ar-tistiche e biografiche curiosità eb-be a ritrarne grandissimo frutto ,potendosi dire del Maggiori quel-lo che accade di pochissimi, ch’egliscriveva per l’utile di molti sop-primendo ogni idea di proprio in-teresse e d’ ambizione. Ma intan-to che queste cose andava egli scri-vendo ravvolgeva nella mente più