ha fisso le sue basi sopra princi-pi positivi, e spiega i fenomenicon mirabile facilità e con certez-za matematica. Perciò le conside-razioni dell’ Olivi e sull’ arrossa-mento della scorza dei granchi, esui liquori purpurei dei testaceipartendo da sicuri fondamenti, so-no esatte.
La Zoologia Adriatica, operaprincipale dell’ Olivi, è cosa gran-dissima considerata come lavoro diun giovine che di poco aveva oltre-passato il quarto lustro di età, nonsarebbe assai grande in uomo pro-vetto : prima perchè risguarda po-ca parte della zoologia propria-mente detta, ed anche di questaparte pochissime specie, e più pre-sto si potrebbe chiamare il catalogodi alquanti animali marittimi deidintorni di Chioggia : poi perchèsono poco estese le ricerche intor-no la vita, la propagazione e le abi-tudini di quelle specie, nè trovasiesattamente indicato il rapporto diquegli animali con la profondità incui abitano comunemente e le di-verse qualità del suolo : da ultimoperchè non sempre le specie cheei credeva nuove erano tali, anchea’suoi giorni. Nondimeno con talimende, che ciascuno per poco chesia versato nello studio della storianaturale, troverà di leggeri, la fa-ma all’Olivi non verrà mai meno,perchè si giovine ha, se non altro,tentato di studiare più di propositoun mare trascurato, e che per fata-lità nello stesso secolo ebbe due na-turalisti, il Donati ed il nostro Giu-seppe, che troppo presto furono mi-seramente strappati alla scienza.
In fine dell’ Elogio del Cesarottipiù sopra ricordato, trovasi un sag-gio di versi dell’ Olivi : ma in ve-rità sono magre composizioni, nèpare ch’ei sarebbe 6tato versifica-tore oltre il mediocre.
Gio. Batt. ISaseg-cio.
7
MAGGIORI (A r-Ess andrò). Cor-rendo il 3 o gennaio del 1764 na-cque in Fermo dal conte Anniba-ie, e dalla nobil donna Rosa Sciar-ra, la cui puerile educazione fudiretta nel collegio Campana diOsimo, ove fra i molti nobilissimid’ ogni città italiana ebbe a com-pagno Annibaie della Genga, chevedemmo elevato alla tiara ponti-ficale.
Non rimase lungo tempo in quelconvitto perchè non solamente pelnaturale suo ingegno, ma si beneper la forte sua volontà si trovòpresto capace di uscirne ricco diquelle elementari cognizioni, chefurongli poi utili a studii più gra-vi. Ebbe di che stare contento deiprogressi de’suoi studii allorquan-do venne a far parte di quei gio-vani Marchigiani in Bologna riu-niti nei collegio detto di Montal-to : che fu ottima istituzione dipapa Sisto V, ed ora con particola-re danno della Marca d’Anconasoppresso.
Gli studii legali furono da lui pre-scelti come i più opportuni alla suacondizione, e non andò guari, chemeritò la laurea dottorale assumen-done 1’ ufficio di promotore il vi-vente chiarissimo giurisconsultoconte Luigi cav. Salina.
A moderare pertanto 1 ’ ariditàdi questi studii avvicendavali tal-volta con l’esercizio delle belle ar-ti per le quali avendo egli natura-le dispostezza, gli erano di grandeeccitamento gli stupendi monu-menti di cui va ricca Bologna. Neesaminava con amore le particolaribellezze, i suoi pensieri rettificavacon uomini valentissimi, e quindiquegli oggetti da cui ottenuta ave-va una più fòrte impressione an-dava ritrattando. Parecchi annicontinuò in quest’esercizio finchéridottosi a partire da una città checonsiderò qual sua seconda patria,no! fece, che per recarsi a Romaove specialmente ve lo chiamava il