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[Volume terzo e volume quatro.]
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cima di letterato, che fu l’AhateIlario Casarotti, da esserne rico-nosciuto, piuttostochè un discepo-lo, un collega un amico. A dicias-sett’ anni partito dal collegio e ,trasferitosi colla famiglia in Vi-cenza ove piantò stabile sede, tor-nò subito ornamento e delizia diquesta gentile città. Uscito fuoride’confini segnati a mediocre in-gegno , sortita dalla natura mira-bile attitudine al meditare al sen-tire, favorito di specialissima edu-cazione, amabile, piacente dellapersona, ricco, trovò facile il mododi vivere pel suo cuore per la suamente. Diffatti lo scrivere divennein lui prima un desiderio posciaun bisogno, e nella poesia trovòsfogo consolatore. Nato e cresciu-to poeta, ne ributtò il nome qua-le da’più si dà e si riceve , io ac-cettò solo, perchè al prepotentetocco de’sensi fervida e pronta ri-spondeva la imaginazione, perchèaccendibile al bello, al generoso,al dilettevole, all’utile, trovava inquesti elementi il patrimonio del-la vera poesia. Certo il diletto fuprimo suo intendimento : perchèil diletto primo e segnalato inten-dimento dell’ arte che professava.Capace a forti a lunghe agitazioni,a veementissimi affetti, la voluttàin Ini più cresceva, quanto piùvivo e gagliardo n’ era l’impulso,irresistibilmente operativo. Allorascriveva: scriveva quando a lui esu ciò che a lui aggradiva, ondemolti versi dettò, pochi stampò.Cantava amori e conviti, numi edamici, fasti urbani e piacevoli, eb-brezze di giovanili deliri, e sem-pre con quella vena d’imagini,con quella copia svariata di modieh’ era propria di lui. Pittore efilosofo, quale il poeta dev’essere,non tolse a considerare e a dipin-gere che le cose e gli uomini diquella città di quella società nellaquale viveva e per la quale scrive-va, onde i suoi versi erano, cari ad

ogni classe di gente, e tuttora cotidesiderio si cercano, con avidità sileggono e si ripetono, non ricono-scendovisi ninna traccia di quellastentatezza indispensabile a chi faversi per secondare la convenien-za del momento o della persona*Quanta politezza e quanta digni-tà nel vestire qualunque argo-mento, anche alle volte nè il piùpolito nè il più dignitoso! Quantamaestria nella mobilità delle affe-zioni! Parlasse degli amori dellaciminiera, o cantasse la morte delgenitore, spontaneo il riso uscivadal labbro, come spontanea dal-1’ occhio la lagrima, sovrano deicuori, ne volgeva a suo talento lechiavi. Come stupendo nell’artedello stile! il quale traendo origi-ne dalla natura di un’anima ap-passionata, e, cosa incredibile, ri-velandolo nel tempo stesso moltooltre nel sentimento di quelle e-terne bellezze, cui venne nutritoe nobilitato, de’sommi antichi,lasciò sempre nelle sue poesieuna visibile impronta di novità.-Nemico all’ inte^mperanzadei con-cetti , al lascivo, ridondante orna-mento delle pairole che lusinga enon impressione, arguto e saga-ce sempre, arido e negletto nonmai, non sollecito a Scriver moltoma bene, vi scorgi solo uno studionella vivacità del pensiero , nellarettitudine delle idee, nella bendordinata disposizione delle frasi,nella efficacia delle espressioni,nella proporzione , nel colorito ,nell’armonia, in quel tutto cheforma il poeta veramente artista.Le brandi letterarie contese eranogià incominciate a que giorni, ela poesia pure aveva incontratoguerra lunga ed accanita. Un com-battere alla cieca , un ragionaresenza ragione, nn parlare senzaintendersi, eh’ era uno strepito divoci dissonanti e discordi, avevanotravolte affatto le teste matte, mag-giormente infiacchiti gli animi