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e conveniva che sopportasse la mac-chia d’intrigante, d’importuno edi fanatico chi le promoveva. Oras’invitano, si animano i figli apresentarsi al padre, gli uomini al-r uomo sovrano, gli esseri che sof-frono al monarca sensibile e vir-tuoso ; se non esporremo, tutta lacolpa sarà nostra 5 se colle doman-de indiscrete ed importune scre-diteremo la causa pubblica , no-stra sarà la colpa; se meschinamen-te ignorando i principii cerchere-mo un sistema precario, e la revi-viscenza de’pregiudizii antichi,anzi che il regno stabile della ra-gione , la colpa sarà tutta nostra.No, non è vero che la lunga op-pressione delle generazioni passa-te , e della presente generazionesbigottita da una serie di arbitrariiatti del potere ministeriale abbia-no ridotto gli animi alla nullità edegradati al punto di considerareuna chimera la virtù ed un delirio1’ amor della patria. Eccoci al mo-mento o di coprire i nostri nomid’infamia presso della storia, o dionorare per sempre noi stessi e ifigli nostri in faccia dei secoli ven-turi w,
Nulla di più acconcio a confor-tarci che queste parole piene diuna energica virtù e di caldo a-inore di patria. La elevatezza diquesti discorsi solleva 1 ’ animadi chi legge la storia letteraria edi chi la scrive, e dà lena a prose-guire.
Osserveremo altresì, che la vitapuramente letteraria non può da-re all’ anima una tempra così vigo-rosa, e che, se il Verri non si fosselungamente aggirato tra gli affari,e non gli avesse ben conosciuti trat-tandoli , non avrebbe mai dettatociò che abbiamo trascritto.
Oltre di che 1’ uomo, che al solomeditare stia contento,sembra nonadempiere interamente ai debitiche la società impone.
L’ uomo sociale debbe altresi o-
perare. L‘operare giova pure ai-fi ingegno, però che afforza la men-te e le dà movimento, che recatonelle scienze e nelle lettere vi pro-duce effetti inaspettati e meravi-gliosi. La storia letteraria ne fa fe-de, chegli uomini unicamente spe-culativi e lontani dagli interessi edalle faccende de’loro fratelli, nonfurono quelli che abbiano mag-giormente esteso la sfera dell’uma-no sapere.
Ora non andrebbe forse lontanodal vero chi pensasse, che la inces-sante operosità del magistrato filo-sofo, di cui scriviamo, derivasse ingran parte dall’essersi egli di buon’ora assuefatto a trattare granrii af-fari? E perchè, parlando noi dellesue opere, non potremo conside-rare come lina grande opera la ri-forma fatta dal Verri in telato ilvasto sistema finaniziero ? Pochi la-vori di penna furomo si fecondi disalutari conseguen ze, come fu que-sto alla patria del Verri.
Gli uomini sono spesso capric-ciosi nella retribuzione della lorostima. Avari verso il fortunato vin-citore di una battaglia, appena siaccorgono dell’ utilità che derivadalla lenta opera degli avi , men-tre lo spettacolo di un esercito ac-campalo e di una vittoria gli abba-glia, e le pronte conseguenze, chenon di rado le tengon dietro, fi-niscono di sedurli.
Camillo UconI.
RICCA (Massimiliano), di ci-vile ed agiata famiglia in Novaranacque nel giorno secondo di no-vembre del in 6 i, e fino da’ primisuoi anni educato alla pietà ed al-le lettere, mostrò un’ indole mite,un ingegno perspicace, ed unospirito pieghevole ad ogni amenao severa disciplina, in che fece ra-pidi e non ordinarii progressi. Colcrescere dell’ età in lui più semprecrescendo l’amor dello studio e delsapere, e quindi il giusto desiderio