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[Volume terzo e volume quatro.]
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media età. Mostronne il primo la-voro ai conti di S. Rafaele, ed Or-sini d’ Orbessau, che lodaronlo sìpel disegno, come per li pensierie per lo stile, nè più gli uscì dimente quest’ importante argo-mento.

Giorgio Pitt e gli altri ministristranieri, che il Denina vedevaspesso, andavano rimproverandoalla letteratura italiana di non averlibri simili alle Lettere Persianeed allo Spettatore Inglese. Scrisseegli allora in quel genere il suoParlamento Ottaviano così dettodal nome di un gentiluomo suoamico. Nell’unico volume, che nefu impresso l’anno 1766 con datadi Lucca, contengonsi XII sessio-ni , che fingonsi tenute in Romada varii letterati, e nelle quali ra-gionasi dei vantaggi e de' pre-giudizio delle società letterarie;della protezione dovuta alle let-tere ; delle opere drammatiche edei teatri; della facilità con cuis' introducono gli abusi, e delladifficoltà di correggerli; d’un pa-ralelìo tra Voltaire e Rousseau ;dell' educazione delle donne; del-t origine della virtù; del Con-tratto sociale di Rousseau ; deipoeti e recitatori di poesie ; deldigiuno ; dei predicatori e dell' e-loquenza del pulpito; e de' filoso-fi moderni. Il Cardinal Toreggia-ni ministro di papa Clemente XIIIfece proibir l’opera prima che ve-nisse in luce , sul solo annuncio.Lodevole fu l’intenzione dell’ au-tore; ma egli era ben lungi'dalMontesquieu, dall’Addison e dal-lo Steele, non che dal suo contem-poraneo Gasparo Gozzi sì per lafilosofia come per lo stile. Invitatoda un inglese il Denina viaggiònell’ anno 1765 quattro mesi inItalia, e conobbe in Parma il Con-dillac, in Modena il Zaccaria , inBologna il Beccari e ì fratelli Za-notti, in Firenze i fratelli Adami,il Galluzzi, il Manni, Raimondo

Cocchi e il Lami, in Roma i P. P.la Seur e Jacquier, ed in Napoliil P. Torre, il Mazzocchi, il Car-cano e gli altri accademici Erco-lanesi ; ed al ritorno in Venezia ilcavaliere Tron, e giunse nel di-cembre dell’ anno 1765 a Torino.

Fu consigliato il Denina a scri-vere la storia letteraria del Pie-monte, e quella dell’ordin e de’Ss.Maurizio e Lazzaro : raccolse do-cumenti per 1’ una e per 1’ altra ;ma improvvisi ostacoli gl’impe-dirono di continuarle. Questi sm-dii però collegavansi a quelli del-la storia generale d’Italia, che glistava a cuore. Prima del suo viag-gio d’Italia aveva già confidatanell’anno 1764. al suo amico DeGiovanni la traccia ed alquanticapi di essa storia, che venne dalui altamente approvata. II viag-gio gliene crebbe la voglia ; e ap-pena tornato pose in chiaro 1’ ab-bozzo del suo lavoro, e lo diede alcavalier Ferraris, suo fautore e se-gretario di gabinetto del re CarloEmanuele. Il Ferraris presentò alre quell’ abbozzo ; e gli ottenneuna pensione onde avesse agio di.applicarsi all’opera. Conscio il Fer-raris degl’ intrighi letterarii e delcarattere ardente ed irrequieto delDenina, volle che questi non con-fidasse a veruno il suo disegno,toltone P abate Costa d’Arignano,uomo di gran sapere, che fu poiarcivescovo di Torino e cardinale.Conversava questi giornalmentecol Denina, esaminava i suoi la-vori , e gli era utilissimo nell’ e-mendarli. Tutto si pose il Deninain questo studio immenso; comin-ciò la sua storia delle Rivoluzionid’Italia dalle origini Etrusche, ela condusse sino alla pace d’ U-trecht, distinguendola in XXIVlibri; e formonne tre volumi cheimpresse negli anni 1768, 1770 e1772 in Torino. L’ opera era lun-gi dal suo compimento , quandoil segretario Ferraris morì ; ed il