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[Volume terzo e volume quatro.]
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nuovi 'e ben diversi studii, se purvoleva,, cum e lar deve ogni uomo insani e religiosi principii fondato,con muore e con rettitudine sod-disfare: al nuovo impegno. Reca-tosi a Milano gli riusci, però nonsenza fatica, di sottrarsi a questalegislatura , e restituitosi sul co-minciar del 1798 a Modena, qui

10 attendeva una più seria burra-sca, cbe agitò molto la delicata suacoscienza. Chiamato, come pub-blico funzionario, a prestare il ci-vico giuramento, si presentò nellasala a quest’uopo destinata, e giun-to il momento, in cui proferir do-veva la forinola prescritta, comin-ciò dichiarando Che intendeva contale atto rispettata e salva la no-stra santa religione; ma ammessanon essendo dalla pubblica autori-tà d’alloi'a questa dichiarazione ,protestò il Ruffini, che senza essala sua coscienza non gli permet-teva di giurare, e stese ben tosto,e sottoscrisse di proprio pugnouna tale protesta alla presenza del-l’autorità, e di un pubblico, an-sioso di conoscere l’esito di questoconflitto. Più glorioso non potevaesso riuscir pel Ruffini che ad untempo edificò il raccolto popolo,

11 quale sebben contro i renitential giurare mal disposto, diede alui un attestato di sommo rispet-to , perchè non si sentì motto al-cuno nè parola di disapprovazio-ne : tanto egli è vero che la virtùsinceramente praticata impone an-che a coloro che non la conoscono,e perciò non l’amano! Questi me-desimi sentimenti replicò in unalettera segnata il dì 17 di apriledell'anno 1798 alla Commissionedi istruzione pubblica indirizzata,protestandosi in essa buon cittadi-no ed amante della patria, ma fer-mo nella massima di non fare acosto di qualunque sacrifizio attoalenino alla religione contrario. Inconiseguenza di questo rifiuto algiuramento perdette le due catte-

dre come apparisce da successivalettera del 25 di aprile , perditache egli soffrì in pace, e continuan-do i prediletti suoi studii allora ap-punto occupavasi nella edizionedella teoria delle equazioni, di cuipiù sopra si è ragionato.

Per breve tempo però risentì lapubblica istruzione il danno dallamancanza cagionato di un cosi va-loroso istitutore della gioventù ,poiché non volse al suo terminel’anno 1799, che la reggenza im-periale , a cui era allora affidato ilgoverno di que’ domimi, restituìal Ruffini le cattedre di elementidi matematica e di analisi. E allor-ché nel 1800 ricomparvero in Lom-bardia le armate francesi, e si ri-stabilì il governo della Repubbli-ca, conservò lo stesso impiego, edanzi per una particolar distinzio-ne il ministro dell’ interno gli ac-cordò la percezione dall’intero sol-do annesso alle due suindicate cat-tedre, derogando in ciò ai regola-menti della Università. Oltre a ciò,con lettera onorevolissima del mi-nistro dell’ inteiino segnata il dì5 o novembre iBcia videsi chiamatoalla cattedra di Introduzione alcalcolo sublune nella Universitàdi Pavia; ma siccome agli studiimatematici congiungeva, come giàsi avvertì, l’esercizio pratico dellamedicina, e con tal grido che con-veuivagli far somma economia deltempo affin di poter compiere lemoltiplici e varie sue incombenzecon quella esattezza che era suapropria, e di cui un vero obbligodi coscienza egli sempre si fece ,cosi non giudicò opportuno di ab-bandonar Modena, a ciò mosso an-cora e dai particolari riguardi chei Modenesi per lui sempre dimo-strarono , e dal fondato timore disoffrire nella salute, già a quell’e-poca da varie malattie specialmentedi petto alterata, se avesse dovutocambiar dimora e metodo di vita.Di che fu fatto il suo desiderio^