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[Volume terzo e volume quatro.]
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i n animo al Zanotti di voler imi-tare gli antichi retori, quandoper istudio di eloquenza, propostoqualsivoglia argomento, si eserci-tavano perorando sì per l’uria co-me per l’altra parte. Stese dunqueuna seconda orazione contro laprima, mostrando che le ragioniin quella addotte non fossero diniun valore, e senza lasciarla ve-dere in Roma a veruno, la fè per-venire a Bologna come cosa da al-tri composta. Fu quivi subito grancontesa , qual delle due orazionifosse la migliore; tutti però inquesto accordandosi, che la primafosse più ornata e vaga, l’altra piùforte e d’eloquenza più virile.Volle però farne una terza chesostenesse la prima contro la se-conda.

Stamparonsi tutte e tre questeorazioni in Bologna, al suo ritor-no in patria, restando sempre in-deciso qual di loro fosse da pre-ferirsi all’ altre due. Andò da Ro-ma a Napoli e vi conobbe NicolaMartino elegantissimo geometra ,e quel singolare filosofo CelestinoGàliani. Soleva dire il Zanottiche a Napoli la Matura ha datotanti doni, che non ha bisogno dimolta arte per piacere. Roma s’èfatta bella tutta con l’arte; e nonpoter ritrovarsi in tutto il mondomaggiori cortesie che in Roma,non volendo nulla.

Reduce in patria si diede calda-mente agli studi della filosofia.Era a qne’ tempi in sommo gridopresso i filosofi la questione: se laforza che ha un corpo movendosi,e che chiamasi viva, misurar sidovesse dalla velocità che egli ha,come piacque al Cartesio, o dalquadrato di essa, come volle ilLeibnizio.- questione tolta di mez-zo dal d'Alembert, che dimostròessere una mera controversia diparole ; poiché nell’ effetto totaledello spazio percorso il risultamen-to de’due sistemi era il medesimo.

Voi,. IV.

Essendo divisi tra queste due opi-nioni i matematici più famosi d’Europa, il celebre P. Riccati ge-suita trattò tutta la questione am-piamente ; e sostenendo 1’ opinio-ne del LeRmizio, espressamentesi oppose a non so quale proposi-zione che avea detto il Zanottine’ Commentarli dell’ Instituto.

Era già invogliato il Zanotti diprovarsi a scrivere alcun dialogoin lingua volgare : credette questapoter esserne una bella occasione.Scrisse dunque sopra la Forza vi-va tre dialoghi, benché così lega-ti tra loro, che possono facilmentepigliarsi per un solo; e trattandola questione non come i più fan-no, ma riducendola a principiipiù certi e metafisici, sostenne l’o-pinione del Cartesio. Non può dir-si con quanto applauso sia statoricevuto un tal libro, il quale harapito molti per mòdo, che hannocreduto e credono, nonostante ilcangiamento di molte filosoficheopinioni, questo essere il più beldialogo che siasi veduto da alquan-ti secoli in qua, e che possa andardel pari co’ famosi dialoghi di Ci-cerone e di Platoue : tanta n’èla leggiadria, l’urbanità e la gra-zia.

Commendevolissirno é poi il li-bro da lui scritto in latino delleForze centrali , in cui elegante-mente espone con somma chiarez-za e con brevissimi calcoli i primiprincipii della dottrina delle forzecentrali. Intese 1’ autore di darea’giovani una prima idea deileattrazioni celesti, e così invogliar-li di applicar l’algebra alla mec-canica più sublime ; e quantunquea ciò bastar gli potesse il trattaredella forza attrattiva, volle anchedire della forza repulsiva, e scoprìin questa teoremi, analoghi bensìa quelli della forza attrattiva , mamolto più vaghi e più eleganti.Nè tanto poi si ferma ne’ princi-pii, che non divenga talvolta a>7