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questioni astrusissime. Qual curvaseguir debba un corpo, spinto,secondo La legge ordinaria, dalla(orza del centro, era questionesciolta già in più maniere da mol-ti grandissimi matematici, niunde’quali si è contentato della so-luzione dell’altro. La scioglie an-che il Zanotti a modo suo, dimo-strando la curva dovere essere unadelle tre sezioni coniche, ove laforza sia attrattiva -, e dove fosserepulsiva, non poter essere cheun’ iperbole.
Molti valent’uomini han giu-dicato, aver lui sciolta quella que-stione e più brevemente e piùchiaramente e più universalmenteche tutti gli altri. Propone ancheun nuovo e nobile teorema intor-no alla velocità che ha un corpo,o tirato dal centro o respinto, inciascun punto della sua orbita. Ilrinomatissimo ab. Frisi fece usodi questo teorema nell’ insignesua opera De gravitate universali,e ne commendò il Zanotti, il cuilibro èstatoauehe in Francia com-mendato assai nel dottissimo gior-nale Des Savans.
Il nostro filosofo che trattò pro-fondamente in più opere dell’ at-trazione che signoreggia l’interanatura, volle applicarla per finoalle idee.
Pubblicò egli colla falsa data diNapoli nell’anno 1^7 un picciollibro Della forza attrattiva delleidee, mostrando di averlo tradottodalla lingua francese, e che autorene fosse certo marchese de la Jour-rì. Ciò che è singolare in questolibro si è, che essendo scritto contutta la proprietà e l’eleganza del-la lingua italiana , non perciò la-scia di parer tradotto dalla france-se. Oltre a ciò è sparso per tuttodi tanta festività, e d’altra partecontiene tante dottrine e cosi pro-fonde , tratte da tutta la filosofia ,che mal può distinguersi se chi l’hacomposto abbia inteso di scherza-
re o trattar seriamente cosa grave,E' stato poi lo stesso libro ristam-pato da lui in Bologna l’anno 177$con l’aggiunta d’aicuni frammen-ti che mostrano essere dello stessomarchese de la Jourri e trattanoDella forza attrattiva di quellecote che non sono.
Pari ingegno alla trattazionedelle dottrine metafisiche mostròegli nella sua filosofia morale.Prese il Zanotti a stenderla perservire non tanto alla cavalleria,quanto alla poesia ed all’ eloquen-za. Perciò s attenne alla filosofiad’ Aristotele, stimandola la più ditutte adattata al fin suo ; nè cosiperò vi si strinse che in molti luo-ghi non se ne allontanasse, acco-standosi volentieri a Platone. Di-vise l’opera in cinque parti: lascrisse in volgar lingua con quellagrazia ed eloquenza che era pro-pria di lui , e vi parlò della solaumana virtù con quedlanitida pre-cisione di dottrine che vuoisi adammaestrare dilettando. Dando-si poi quest’ OpgF§ in luce nel-l’anno 17545 vi aggiunse un Ra-gionamento, in cui si oppose ad al-cune opinioni che il famoso Mau-pertuis aveva già proposte in unsuo libro pubblicatosi in Londracol titolo: Essai de Morale. In-veivasi acremente dal Francesecontro gli Stoici ; e benché fosse ilZanotti e in tutta la sua filosofia,e in questo ragionamento stessodi cui parliamo, contrario ancoregli per tutto a’ medesimi stoici ,pur disse a qualche luogo che glistoici in alcune delle lor massimenon s’erano poi tanto ingannati,nè erano tanto lontani dalla cri-stiana morale, quanto era parutoal Francese. Ciò valse ad eccitareuna controversia, che commossetutta l’Italia. Il padre Casto Inno-cente Ansaldi Domenicano im-prese a difendere il Mauperluis ,e l’anno stesso 1754, fece impri-mere in Venezia le sue Vindiciae