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[Volume terzo e volume quatro.]
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tutte quelle cognizioni, le qualipotessero un giorno farlo brillarenella società e potessero innalzar-lo al dissopra della massa degli uo-mini mercè l’altezza del genio, ela vastità dell’ erudizione. Cuo-prendo pertanto l’avv. Bernardi-no Girolamo Perelli il posto di se-gretario degli otto e risiedendo perragion di carica in Fiorenza collasua famiglia , ai pp. Gesuiti diquella dominante dell’ Etruria fuaffidato il giovanissimo AtanasioZanobi, acciò lo scortassero neglistudi! e lo provvedessero di buoneletterarie fondamenta, atte a po-tervi eriger sopra in appresso l’e-dilìzio del sapere. Sotto la costoroguida adunque bramando giungersollecitamente al termine di que-sto primo studio d’istruzione, ap-plicando indefessamente e ponen-do a tortura ed a profitto i raripregii di che avevaio natura for-nito, s’impossessò in un breve las-so di tempo di tutto quello che al-le bolle lettere riferiscesi , ed insiffatta maniera che i di lui mae-stri, ed in specie il p. Galeotti, ilquale tenne carteggio col Perellia tale oggetto, invaghiti della pu-rezza e facilità con cui scriveva illatino come se fosse stata la linguanativa, e dei di lui non volgari ta-lenti, posero in opra ogni mezzoper fargli indossare il loro abito;ma quando credevanlo sicuro per-chè ei pure ne mostrava bramosia,andandogli a grado forse di dedi-carsi ad ammaestrare altri e di ren-dersi utile a’ suoi simili, mutandorepentinamente consiglio per es-sersi avveduto, io credo, che ilprecettorato non era l’unico scopoa cui miravano i Gesuiti, passò in-vece all’ università oye gli fu inseguito accordato l’alloro in leg-ge , e versato bastantemente nonsolo nella nostra legislazione manel vetusto Gius Romano eziandio,venne ascritto dappoi nel numerodegli avvocati toscani. Anche il

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governo volle concorrere ad ono-rarlo impiegandolo nella capitaloin qualità di segretario delle Fi-nanze, e non ebbe che a lodarsi diquesta scelta, poiché il Perelli vifigurò assaissimo, e fu un vero dis-piacere per tutti quando ei noiatodalle scissure insorte nel ministe-ro, dai dispiaceri e abnegazioni in-separabili dai pubblici incarichi ,e amando oltremodo la propria li-bertà , renunziò al suo grado , edalla prospettiva di un luminoso av-venire per andare a godere 1* ariapura della campagna, e lungi dairomori e dalle inquietudini ab-bandonarsi in seno alla tranquilli-tà e ai prediletti studii che forma-rono mai sempre l’esclusiva di luioccupazione. Colà, dotato siccomeera di una ferrea memoria, rian-dando ed esaminando filosofica-mente il vecchio e nuovo testa-mento , la teologia e tutto ciòche alla cristiana religione ap-partiene , some pure le opere diCicerone, e specialmente il tratta-to Sulla Repubblica , i codici deivarii stati e dei varii tempi, le sto-rie del medio evo , e i classici la-tini e greci (che anche nella gre-ca favella era perito) acquistò unafranchezza tale nelle sunnomina-te materie da poter discendere inqualunque arringo fosse pur sacroo profano colla certezza di ripor-tarvi, se non la vittoria, almeno ilplauso, e da destare 1’ altrui am-mirazione. Nè minor valentia pos-sedeva qual patrocinatore di cau-se, mentre facondo, disinteressa-to ed onesto, rare volte rimaseperditore perchè unita alla bravu-ra con cui difendevale, eravi quasisempre l’altra favorevole circostan-za di trovarsi egli dalla parte delgiusto, ricusando costantemented’impiegar la penna e la parolaper le liti temerarie, capricciose ,e cosi dette dilatorie. Coltivò ac-cora la poesia italiana e latina aper questo venne chiamato a far