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[Volume terzo e volume quatro.]
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e di religione. In questi scritti(sebbene prima avesse avuto inamore l’Ariosto della prosa, Da-niello Bartali) eg'l’ imitò a tutt’ uo-mo lo stile del Cesari, di cui fusommamente tenero e studioso,alzandolo ovunque a cielo, e pro-ponendolo ad esempio sicuro dibello ed italiano scrivere.

Noi cornechè abbiamo in gran-de estimazione il p. Cesari bene-meritissimo della purità di nostrafavella, teniamo non sia buona co-sa darsi pienamente alla imitazio-ne di lui, che troppo donava al-1’ autorità , troppo restringeva ilnazionale linguaggio volendologià perfetto fino dal milletrecen-to. Noi avvisiamo , che i veri,i soli modelli da imitarsi sianoi classici scrittori, miniere ab-bondantissime e sicurissime ditutte bellezze ; e chi si piorge imi-tatore degl’ imitatori , non puòche riescile a mediocrità. D. Pie-tro peraltro, che nelle prime scrit-ture potevasi notare d’ alquan-ta affettazione (nè può fallire dinon cadere in essa chi con subitomutamento sforzasi cambiare lostile), nelle ultime cominciava asvincolarsi da’ceppi d’ una strettae servile imitazione, e se gli fossedurata la vita, ne pare che un gior-no intendendo a cose maggiori a-vrebbe formato uno stile suo pro-prio , e tale quale è domandatodalla sapienza di questo nostro se-colo. Poche poesie scrisse ne’suoiultimi anni, compose però buonnumero d’iscrizioni si in lingualatina che volgare, la più par-te delle quali ha veduto pubbli-ca luce. Aveva sortita da naturaun indole lieta e vivace che val-se a moderare e volgere a benecolla prudenza e mansuetudinedi che aveva ricco l’animo : ral-legrava però spesso di bei mot-ti le brigate degli amici ed inqualche accademia lesse leggiadrenovelle composte sul fare del Ge-

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sari. Ma se la cortezza del viversuo gli tolse dare nelle lettere queifrutti grandissimi che si potevanosperare, nel costume e nella reli-gione si mostrò uomo maturissi-mo. Lascio stare lo zelo eh’ egliebbe nella predicazione, la qualenelle campagne in ispecie seppetenere sì chiara ed intelligibile ,che le genti accorrevano ad udir-lo in folla immensa. Mirabil fattoè , che del frutto di tali predica-zioni giammai non portò a casa nèdanaro, nè la menoma cosa : chequanto ritraeva tutto in elemosi-ne dispensava , contento a quelsolo perlai inestimabile guadagnodelle pecorelle di Cristo a veracepastura condotte. Questo solo trat-to della vita di lui tutto confacen-tesi alla santità del suo ministerone mostra abbastanza quanto sa-pesse conformare le opere alle pa-role che bandiva : e che 1’ Evan-gelo di G. C. tutto spirante la ca-rità de’ prossimi era da lui seguitocon purità di zelo apostolico. Notoè ancora cb’ei distribuì similmentelo stipendio di maestro , e quantoaltro possedeva, dando talvolta aqualche amico ragguardevoli som-me da largire a’ poverelli dalle mi-serie de’ quali sentiasi ognora toc-co nel più vivo dell’ anima. Al tri-bunale di penitenza fu assiduo inguisa da sedervi le otto e nove oredigiuno a prò de’molti che s luiaccorrevano, e in lui trovavano untenero padre che donava amorosiammonimenti a’figliuoli suoi, unmedico pietoso, che sulle piaghedell’ anima spargeva balsamo disante parole, un giudice mite, magiusto, che addolciva le penitenzeche veniva salutevolmente impo-nendo. Della umiltà poi, dellaquale fu professore altissimo, nebasti accennare che negò per essalaurearsi nella teologia , come a-vrebbe amato il suo institutoreche perciò molto e lungamente losollecitò, e forte s’adontò pel suo