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la lieta sua puerizia, introdunen-dolo ne’ rudimenti delle lettereprima il cappellano di Belluria ,poi Giacomo Belletti sacerdote digrande bontà. Passato a Lago fi-davasi alla custodia dell’ ottimoprozìo D. Natalo Compagnoni chemandavalo alle pubbliche scuole,ove, avendo già fermato avviarsial sacerdozio, diede molto studioalla lingua latina, ed animosamen-te apparò le retoriche istituzio-ni sotto la disciplina del prof. An-gelo Cricca, che gli pose affezionesingolare, amandolo sempre sicco-me figliuolo carissimo. 1 semi del-le buone dottrine appresi da untanto maestro fruttificarono siffat-tamente nell’ animo di lui, chequantunque intendesse alla filoso-fia, alle matematiche, alle scienzefisiche, e molto e lungamente allateologia, in cui ebbe maestro il p.Tommaso Ancaraui domenicano,teologo di grido, che mancò inRoma nel i83o vicario generaledell’ordin suo; pure ei rifulse piùper valentìa nelle lettere, che perle altre molte e varie cognizioni dicui si era fatto ricco tesoro in men-te. Allorché usava alla scuola diretorica, presa dimestichezzagrande col condiscepolo GiovanniNuvoli cherico di bello e sveglia-to ingegno, dieronsi a studiare emeditare sui classici tanto inten-samente, che ben presto valsero aprodurre in istampa e in diverseaccademie lodati componimenti ein verso e in prosa, pe’ quali acqui-staronsi nome di giovani studiosied eruditi, nome che loro cresce-va, quando nel 1821 pubblicaronouna versione parafrastica de’settesalmi penitenziali seguita da alcu-ne poesie, che gl’invidi, e coloroche nulla sanno, nè possono fare,gridavano non essere al tutto ope-ra loro, quasiché l’ingegno eiapotenza a ben comporre abbianosoltanto a misurarsi col numerodegli anni. Fu a questi giorni che
il eh. monsig. Agostino Feruzzi,recatosi in Lugo a recitare orazio-ne panegirica di S. Francesco daPaola, ebbe a compagno di came-ra il Compagnoni , di cui cono-sciuto il molto ed acre insjeffno aibuoni studii inchinato, se io recòad amico, e 1’ ebbe caro e pregia-to allora e sempre. Yoltosi poi ilNuvoli ad altre cure, Pietro s’im-merse tutto negli studii della teo-logia e della scrittura santa, e inessi procedette così innanzi, chel’Ancaranì non seppe che lodarloa cielo, e dirittamente, chè vedo-valo anche d’intero costume, edevoto a verace non fucata pietà.Questi sacri studii non intermiseo abbandonò resosi sacerdote, mae proseguì ad essere continuo allascuola, e la sera adunava amici econdiscepoli in sua casa ove tene-va teologiche conferenze moltogiovevolissime. Qualità e costu-manze sì belle ponevano il Com-pagnoni appo tutti in pregio disapiente ed esemplarissimo sacer-dote: pregio tanto più da ammi-rarsi perchè all’ordinario 1’ uomosapiente e molto meritevole è dis-caro alla patria sua , che o l’invi-dia, o il perseguita, o almeno ne-ga estimarlo secondo suo valore.Per la riputazione adunque di cuidegnamente godeva, essendosi nelliceo lugliese ridotte in una le scuo-le di umanità e della grammaticache dicesi superiore, prima ei ven-ne chiamato provvisionalmente almagistero della nuova scuola ; edappresso fu scelto stabilmente asostenerla come fece per sei annicon zelo e diligenza grande , ad-dottrinando a bene i discepoli nellatino e vulgate eloquio, e nellageografia ; allevandoli pure allapietà cui infortnavali più cogliesempi che colle parole. Nè a que-sto solo ristandosi, a quando aquando dettava brevi e devotiscritti che spargeva precipuamentefra’giovanetti a fomento di studio