fcOin’ò dà credere da gratitudi-ne e da ammirazione. I versi dilui (i) parte sono improvvisi, par-te meditati : e questi sono vintiin pregio da quelli : in tutti poivedi la fantasia, desideri spessolà squisitezza dell’arte s coni' è avedere nella Maga di Endor, nel-la Donna Ebrea , nel VAssedio diCerosolima, e negli stessi sonettisulla Morte di Giuda : ne’ qualigareggiò col Monti e rimase per-dente. Di che troviamola ragionenella prima educazione di lui,nella quale màlico non purè deisussidii della lingua de’ dotti,ina degli studii della stessa filoso-fa : senza la quale per verità elo-quenza e poesia sono voce* e nonaltro: un’altra pecca dei Giannisi Fu r essersi innamorato dellestranezze di Young, dimenticoche l’Arno non è il Tamigi. Delresto, per dirlo colle parole delMonti, « la natura avea fatto di5 ; tutto per formarne un granw poeta ». A questo nome di unrivale famoso^ che tenne il seggiodelle fantasie, ognuno ricorda lagara, che fu tra loro più che let-teraria (2). Del resto il Giannipuò rimanersi contento a questalode, che fu il solo improvvisato-fé della sua età, le cui poesie noniscemassero colia stampa il gridodell’ autore : cosa notata già sen-za esempio dal Quadrio. Quantoalle poesie meditate, vi ha moltaevidenza dantesca nei canti dellevittorie, cd in un frammento diun poema in terza rima (avendoegli stesso dannato al fuoco i cantiseguenti ) : vi ha leggiadria edingenuità nella chiusa di quel so-netto a Venere, dove vien pre-fi) Raccolta delle poesie di Fran-cesco Gianni. Milano. 1807-1808, vo-lumi 5 in 12, per Giovanni Silvestri.
(2) Lettera di Vincenzo Monti al-l abate Bettinelli. Milano, 1808, inza. da Cairo e comp.
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gaudo la dea a prò di una isolanaviaggiatrice :
Ed io so che le belle a te fon care :
Ma più. eh altra tl deve esser dilettaUnià che nacque in grembo al mare. ,,
Yi ha arditezza di fantasìa inquell’ altro sopra Giuda, massimodove è detto, che Satana
** incatenò quel tristo t
E con la bócca sfavillante e neraGli rese il bacio t eli avea dato a Cristo, ,,
Vi ha grazia e delicatezza nellecanzohette, e fra le altre in quel-la sul bagno, cantata in Pariginel i8oti, la quale incomincia :
t» Bai più vivi —^ raggi estivi . ..
ed in qiiell’altra sul labbro, dedi-cata alla marchesa Morando, laquale incomincia:
“ Lesbia vaga — So che impiaga ...
Di ritratti ancora si piacque, enon dimenticò il suo, che daremoper intero:
** Non grande t non pigmeo , gli omeri offeso :Èionda la chioma , pallido il colore :
La pupilla loquace > il labbro acceso ,
E privo il mento del crescente onore.
Sul lincio natOy fui Parnaso asceso :
Di iegnaggio plebeo, nolril di core ,
Di sorte sprezzator , di gloria vagoEccoti espressa la mia vera immago. ,,
Conchiudendo diremo, che se lanatura in lui vinse l’educazione,non potè questa aggiungere aquella l’opera dello studio : e ciòche riuscì il Gianni fu meravi-glia j ma fu poco o nulla versoquello, che coll’ aiuto dell’ arte a-Vrebbe potuto essere innanzi alsuo secolo ed ai futuri (1).
D. Vsocouni.
(1) Non sappiamo il giorno precisodella morte del Gianni : abbiamo si pérgeulilezza di monsig. Muzzarelli unalotterà di esso Gianui scritta da Pari-gi il 9 marzo itìza ( anno della sua