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[Volume terzo e volume quatro.]
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SERRAO ( Mo!fs. Gio. An-drea ), vescovo di Potenza, nac-que io Castelmonardo in CalabriaUltra, oggi chiamato Filadelfia,a’ 4 febbraio i^5i. Dopo avercompito il corso de’ primi studiinella sua patria nel i ^43 fu man-dato in Roma ove diè opera al-l’acquisto delle più sublimi co-gnizioni con la saggia direzionede’chiarissimi PP. Jaquier, Vez-zosi e Catalano, non meno chede’due dottissimi prelati in Ro-ma meritamente assai riputati,Polsini e Botta ri. Ivi il Serrao

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diè le prime pruove del saper suoavendo pubblicata in elegante la-tino la vita del celebre Gio. Vin-cenzo Gravina, le cui opere aveapiù volte lette ed ammirate. Ri-tornato in Napoli contrasse dime-stichezza col marchese NicolaFraggiani, magistrato per dottri-na riputatissimo, e ad insinuaziondi costui cominciò a scrivere un’o-

morte ) al fratello Gaetano a Roma, conaltra del 21 settembre 1821 ; nellequali lo consiglia con tanto fervore dicarità alla dilezione de’ nemici ed alpentimento spirituale, che edifica. An-cora gli manda un soccorso di lire 70a condizione che sia fermo nel bene, edavvisa di essere al termine de'suoi gior-ni. Abbiamo poi nella raccolta intitolataFiori poetici ec. Napoli 1824, un so-netto da lui improvvisato a Parigi,dove difende il genio della poesia esterti-poranea in sè stesso dalle accuse di chidiceva l'immortalità solo concessa aimeditati carmi, no agli improvvisi. E'notevole la Chiusa t

/V come ratto il folgore supernp„ Scoppia in fronte alle rupi, eppurvi lassa,, Del suo rapido polo il segno eterno.

Nella stessa raccolta è la versio-ne latina, fatta da Tarquinio Vulpes,del sonetto sulla morte di Giuda. Trai devoti alla memoria del Gianni, ilsig. G. C. di Negro, patrizio genove-se, stampò una Visione , Genova, i83o,in terza rima, degna del lodato e dellodatore, come è a vedere nel Giorna-le Arcadico, voi. 138, pag. 355.

pera de’ luoghi teologici moralidi cui pubblicò il primo volume,che dedicò all’ istesso Fraggiani.Dopo l’espulsione de’ Gesuiti nelregno di Napoli riapertesi le pub-bliche scuole nell’ edificio dettodel Salvatore , prima detto deiGesù vecchio o Collegio Massimo,ove da’ detti pp. Gesuiti s’inse-gnavano le scienze tutte, fu dalsovrano destinato pubblico letto-re del catechismo e di teologiamorale, ed a tale oggetto pubbli-cò i tre libri de Claris Calhechi-stis, opera che venne general-mente encomiata. L’istesso Ser-rao ebbe cura della pubblicazio-ne di due dotte consultazioni delconsigliere Stefano Patrizj col ti-tolo De recta dotium monasti-carum ratione ineurtda, che lecorredò di sensatissime annota-zioni ripiene della pila esatta cri-tica tratta dal dritto p ubblico, da’canoni, da’ concili! e dalle leggipatrie. Avendo dovuto in tal rin-contro commentare una delle co-stituzioni di Federico II che in-comincia : Praedecessorum no-strorum, dimostrò che per talipredecessori si dovevano inten-dere i principi normanni. Ed es-sendo stato di diversa opinione ilprofessor di legge Domenico AI-feno Varo, il Serrao vi rispose itiuna lettera confermando la suaprima opinione. Nel di 5 giugno1782 fu eletto vescovo di Poten-za. Conferitosi in Roma per esserconsagrato, v’incontrò delle fortiopposizioni per alcune opinionida lui sostenute nelle opere pub-blicate. Fu costretto risponderelungamente a tutte le opposizio-ni fattegli. Andando la cosa allalunga, dal re di Napoli furonodestinati alcuni teologi e dottimagistrati per esaminare avvedu-tamente tutto ciò che al Serrao siopponeva. Ed avendo i medesimiriferito al re che insussistenti emolto deboli avean ritrovate 1 ®