descritte da L. Anneo Floro: è unitraduzione di Floro, e ad ogni etàsegue come la vita politica de’ Ro-mani: un sajrs;io vedesi nelle Fifed alcuni Salenti tu del d.r Bal-dassar Papadia Napoli 1806 p.182. Allegravi congiunse il Bri-ganti le piacevoli discipline: die-de le Quattro stagioni in 4 - can-zoncine (Lecce r^gò), ed i Fram-menti lirici de' fasti greci e ro-mani (Ivi l'jp'ìJ, serie ili gravi edeleganti sonetti sui più celebrigreci e romani. Milord Svvilburnenel suo viaggio d’ Italia parla conlode del Briganti, che vivrà nellamemoria delle colte e gentili per-sone nel bel paese in ischiera co-gl' illustri Napoletani Broggia ,Galiani, Genovesi (1).
D. VlCCOLlNl.
CAMPORESE (Giuseppe). Lafamiglia de’ Camporesi, fu , ed ètuttavia, famiglia d’architetti, edi molte fabbriche erette sui dise-gni degli individui usciti da essaadornasi la maravigliosa Roma lo-ro patria, non che altre città e ca-stella di quello stato.
Nel numero de’ Camporesi tra-passati si distinse precipuamente
(1) Il Pecchio nella Storia dell Eco-nomia Pubblica in Italia (Lugano 1829pag. 208 e seg.) nota, che dall’ analisiche fa dell’ uomo il Briganti intende de-durne la tendenza alla perfezione: dal-1’ analisi che fa delle nazioni (aggrega-to d’individui) desume tendere anch'es-se alla perfezione : ed alla perfezione sidell’ individuo, che della nazione richie-dersi attività , sussistenza , istruzione. IlBriganti si oppose al Mably e al Rous-seau, pe’ quali affermavasi : che il com-mercio e la ricchezza conducono a cor-ruttela, a ruina quanto al primo : e chela istruzione è di gran mali cagionee lo stato di società fonte di delitti esciagure, quanto al secondo. Benemeri-to" il Briganti per avere sostenuto cosile ragioni del vero e dell’ umanità, nonbene si appose , quando per incidenzafermò, che il mondo fu e sarà a un di-presso sempre popolato egualmente.
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Giuseppe nato nel tj 65 , mancatoimprovvisamente il dì 1 5 di mar-zo 1822, sepolto nella chiesa -di,sant’ Euftacbio. Il padre di lui sinominò Pietro , ed ebbe a’ suoitempi grido di abile architettore:la madre fu Maria Angela de’Ghi-rardncci. Partendo Pietro di que-sta mortai vita nel 1781, lasciò trefigliuoli maschi, Giulio tuttor vi-vente, il nostro Giuseppe, e Tom-maso che prematuro a 20 anni sispense. Tutti e tre ebbero a mae-stro, oltre il proprio genitore, an-che Pasquale Belli , rapitoci qn-ch’esso non ha molti mesi, e nellopratiche architettoniche per mol-ta perizia commendato. Principa-li opere di Pietro in Roma sono ilpalazzo del già collegio Germani-co sulla via della Scrofa, ed il sc-cond’ ordine della chiesa degli òr-fanelli : in Subiaco 1* arco di ono-re a Pio VI, e il duomo che fu con-dotto a termine da Giulio con as-sistenza di Giuseppe. Il quale ben-ché sul borire de’ diciott’ anni ri-manesse orbo del padre , non sitenne, ciò che pur troppo far sisuole da certi cotaligiovani discolie senza senno, sciolto dal sacrodebito di proseguire suoi studi ;anzi con piu diligente volontà aquesti intese. E come quegli cheper avventura accoppiava al buonvolere franco e provido ingegno ,ben presto portò opinione insie-me co’ Milizia, cogli Asprucci, co’Guarengo, co’ Simonetti ed altri,che la maniera d’ architettare cheallora correva di moda, e alla qua-le mal suo grado ancor egli erasiusato, non fosse da seguirsi, veg-gendola tanto lontana dal vero edal fare degli antichi, quanto erain buona verità pressoché tuttaperduta nelle galliche bisbetiehe-rie de’guardinfanti, delle cuffie,delle cioppe e delle guarnacche.In tale persuasione non rinianeva-gli adunque che ritrarsi addietrodalla fallace via per la quale erasi