Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
Seite
292
JPEG-Download
 

2gi

messo, 'ed entrar quindi in su lavera : ckè promettevagli assai piùdurevole gloria j via difficile e fa-ticosa perchè tutta in salita e lun-ga. Ma le difficoltà e le fatiche so-gliono metter terrore ne’vili e co-dardi : Giuseppe che non era dicotestoro, ma che sentivasi ogno-ra più accender nell’animo un vi-vissimo amore alla purezza dellostile e alla castità dell’ arte, seppevincere ogni pruova e prese a suoinuovi maestri il Pantheon, il Fo-ro romano, i Greci e le fabbrichedel cinquecento. INè alcun s’avvi-si che ribellandosi egli alla scuolade’ Borromini, de’ Pozzi, de’Gna-rini, de’ Iuvara, de’ Fuga in quan-to risguarda la parte del buou gu-sto architettonico, non ne serbassepiù memoria alcuna e non conti-nuasse ad ammirare con istuporequanto quella insegnava rispettoal meccanismo, alla comodità, allemasse, ai collegamenti, alla sce-nografia, in una parola al comples-so di quelle buone parti nelle qua-li fu essa scuola veramente gran-de. Che anzi solea egli dire: Se tulevi dagli edifici de cosi detti ba-rocchi i zig-zag , i cartocci, le on-dulazioni, il goticume degli acu-tangolismi , il manierismo dellemodanature, ed altre siffatte libi-dini dell' arte, quale de' modernifece meglio di essi?... A me sem-bra che ninno, o ben pochi! E seciò è vero, come lo è indubitata-mente, è altresì oramai tempo diincominciar a cessare dalle smo-date nostre iattanze : e se voglia-mo venire in fama certa e non pe-ritura di buoni architetti, non di-mentichiamo mai di mandar uni-te col bello stile nelle nostre fab-briche anche quelle prerogative,che son pure una tanta parte del-l’ottimo edificare.

Del resto dobbiamo ora dire,seguitando, quali più ragguarde-voli opere ebbe il nostro arteficeoccasione di metter in luce. Porre-

mo per prima una chiesa a Car-bógnano , e in Genzano il duo-mo di non comune grandezza ebontà. Nel 1786, dopo aver soste-nuto con buona lode il geloso in-carico della direzione de’ lavori diponti e strade nella provincia diMarittima e Campagna, fu chia-mato a prestare sua opera nel mu-seo vaticano che sotto gli auspiciidel commendato munificentissi-mo principe ricevea nuovo ingran-dimento e copia inarrivabile diricchi e sublimi monumenti. Ivisi ammira di suo il bell’atrio, cheintromette ad esso museo, al giar-dino e al cortile delle corazze: lacui magnificasela sovraimpostavi,che si appella della biga, va riguar-data come capo de’ lavori di lui.Dappoiché con belloi stile, e giu-sta le ragioni dell’ eiuritmia e del-la simmetria tu vedù spiccarsi dalpavimento di quella un nobile ste-reobate interrotto da quattro ar-cate richiamanti l’ingresso ed i lu-mi. Questo sorregge otto colonnecorintie striate in più che mezzorilievo, e loro trabeazione coumonsole ed altri membri intaglia-ti. Dal qual termine, entro il vivodel muro, nasce la cuba emisferi-ca avente occhio nel sommo, e nel-la sua curva incavati lacunari ot-tagoni a doppio sfondo, variata-mente intramezzati di piccoli rarabi di un solo rincasso e loro con-venienti ornamenti di stucchi ,mentre sulle diagonali del circo-lo, tra le mentovate colonne,s’informano vaghe nicchie eri-quadri.

E nel mezzo della gran rotondadelle statue colossali, nello stessomuseo, pose sopra quattro zampedi leone in bronzo quella inesti-mabile tazza di porfido, la cui cir-conferenza non è meno di piedi44 e mezzo. Ivi stesso lavorò at-torno agli ingressi delle galleriede’ candelabri e degli animali, co-me ebbe eziandio mano in molte