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[Volume terzo e volume quatro.]
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Nel i8i5 fa de’ concorrenti al-l’opera del grande edificio che perla vittoria guadagnata a Vartrbendalle armi italiane e francesi si vo-lea da Bonaparte eretto sul Ceni-sio. Ed era già egli colassi] statospedito dall’ accademia di s. Lucacon l’architetto Basilio Mazzoli,morto nel 1820, a levare le misuredell’ area eletta alla meditata mo-le. Se non che vinto e perduto nelseguente anno quel prepotentissi-mo, il concorso non ebbe effetto.Ma il nostro artefice, ristabilito illegittimo pontificio governo, con-duceva a fine le operazioni innan-zi intraprese, e sul Celio mettevamano all’ordinamento di un pub-blico giardino che ora sulle stessesue primitive idee si vien con ono-re compiendo dall’egregio archi-tetto cav. Gaspare Salvi.

J\è i lavori da Ini eseguiti han-no qui termine j nè tampoco gliincarichi sostenuti. Sua è la deco-razione del secondo piano del pa-lazzo dell’ambasceria delle Spa-gne; suo il vasto casino di deliziadel conte Marconi in Frascati; suoun ponte a Geprano sul fiume Liricostruito in legno: sua la fabbri-chelta Bagnoli; sua lina chiesuolafuori di porta Cavalleggieri ; suala vaghissima decorazione internadelibi chiesa di nostra Donna diMonserrato.

F-n ispettore del consiglio d’ar-te ; i fiochi d’artificio sulla moleAdriana diresse; tenne le funzio-ni di vice-preside nell’accademiadi s. Luca, e le teoriche dell’ arteivi dettò.

Per le quali tutte cose fu il Cam-porese meritamente dall’univer-sale tenuto in onore di valente ar-chitetto, e la notizia della perditadi lui inaspettata fu forte sentita;posciachè oltre la perizia nell’ar-te era a tutti cara quella piacevo-lezza di anima e ingenuità di ma-niere, colle quali guadagnava aprima giunta i cuori anche di quei

che sono più schivi a gentilezza-,dotato com’egli era insieme da na-tura della persona alto, ben forma-to, di bella faccia e con lo sguardoinsinuante e dolce. Quanto amorenon portò egli a' suoi discepoli !con quanta pazienza non gl’istrui-va! quanti buoni consigli loro nondava ! Bello era vederlo tornarse-ne dall’accademia alle domestichemura seguito da mèglio che tren-

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ta giovani, facenti 1 un l’altro pres-sa, ond’essere a Ini più vicini, eudirne le voci. Ma egli non peritutto, perchè oltre alì'esser vivutftvirtuose, le opere di lui attesteran -no a’ futuri la sua memoria, e lorodiranno come ei fu del bel nume-ro uno di que’che l’architetturarichiamarono nell’antica sua di-gnità e splendore. L’arte pose allemani del figliuolo suo Pietro, og-gi salito in riputazione e nome diesimio per le pregevolissime fab-briche da esso finora innalzate, eche noi auguriamo possa innalza-re in appresso.

Francesco Gìspasoni.

BONAM 1 CI (Filippi Maiiia),nacque in Lucca da Francesco ilo-natnici, e da Maria Rigola ai zqfebbraio ì^o 1 ), e vi precedette iunascita, se non in talento, il ce-lebre suo fratello Castruccio. Ac-colto fra i cherici del Seminario,ove il zio materno Gio. FedeleRigola esercitava la cattedra diteologia, potè ivi attendere ai pri-mi studi giovanili, e li coltivò consuccesso sotto la direzione dell’a-bate Sante Pierotti. Crebbe tan-to in saviezza e in abilità, che fucreduto in breve atto ad avereimpieghi. In fatti fu prima desti-nato prefetto in Seminario, indibeneficiato della Cattedrale, e po-scia professore di eloquenza. L o-pinione vantaggiosa, che si aveasin d’ allora dell’eleganza del suoscrivere latino, persuase monsi-gnor Colloredo, vescovo allora di