COLTI ( Bartolomeo ), nac-que a Spignana, piccolo castellodella montagna Pistojese, l’annofj/lo. I suoi parenti vedendolopiù che ad altra cosa volto aglistudi, e non essendo agiati deibeni della fortuua, fecero eli’ eiprendesse lo stato ecclesiastico.Venne a Pistoja per gli studile imaestri del Seminario fin dalprincipio ben s’impromettevandi lui. Studiò pel corso di ottoanni lettere latine e italiane, filo-sofia e matematiche, con felicitàpari alla speranza. Compiti glistudi sacri ricevè il sacerdozio, enel 177^ ebbe il carico di mae-stro dei cherici nella cattedrale.Acceso nell’ amore degli studi edegli studiosi adempì per noveanni quel difficile incarico com-ponendo anche pe’suoi allievi di-versi opuscoli che furono lodatiper ordine e per chiarezza. S’ in-segnava sempre in quei tempicerta grammatica dettata in lati-no con tali minuzzaglie di rego-le e d’eccezioni, che mortificava-no gl’ ingegni, e inducevano neipiù tedio e avversione agli studi.Il Colti non tenendosi solo a de-clamar contro quei metodi, cometutti agevolmente sanno fare, sidette a porvi rimedio ; ed a talfine nel 1 -j77 pubblicava un dia-logo sul vario metodo d’insegna-re il latino, nel quale i giovanialunni potessero con diletto ap-prendere molte cose a manieradel domestico conversare. Prepa-rati in tal modo gli animi pub-blicò nel 1778 un nuòvo prospet-to della costruzione latina, nelquale espose in modo più sem-plice e chiaro la classificazionedei verbi, e 1’ ufficio loro, ed ilreggimento, tutto corredando diclassici esempi e di note. Perquelli che studiavano nella re-torica altro lavoro pubblicò: laretorica in pratica sopra 1 ’ Ora-zione di Cicerone prò P. Quin-
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tio : dove per chiarissimi esempil’animo de’ giovani s’infiammas-se all’eloquenza , nè sopra iltrattatello del de Colonia si ste-rilisse. Anche i divertimenti deisuoi scolari volle che servisseroad istruirli ed invaghirli semprepiù delle lettere ; imperocchécompose un tal qual poemettodrammatico tolto da Virgilio nelgrande Episodio Enrialo e Niso,ed ai suoi cherici lo fece rappre-sentare. Nessuno poi seppe piùdi lui trarre profitto del tempo jperocché piangeva come perdutoanche un minuto solo che non'a-vesse occupato utilmente. Il va-riare d’ applicazione era il soloriposo che avesse caro. Per que-sto apprese la musica, e tanto po-tè anche in questa, da comporrodei canti ecclesiastici che ancorasi sentono con piacere. Anchedell’ arte del disegno si dilettò,ed ancora si mostra una Madon-na nella sagrestia de’ cherici nel-la cattedrale, condotta a olio so-pra una tela. Nel 1783 vacandola pievania di Lizzare , il commivoto dei popolani, e le calde iu-stanze de’suoi parenti lo costrin-sero ad accettar quella chiesa -,nella quale esercitò il ministerodi paroco per dieci anni con esi-to pari alla sapienza ed alla san-tità della vita. Nel 1793 per ob-bedire ai reiterati inviti del ve-scovo lasciò la Pieve Lizzareseper la Propositura di S. Marcel-lo, dove ebbe anche più vastocampo di dimostrare le molte vir-tù che Tornavano. Volgendosiquei tempi, dopo.l’invasione fran-cese, tra il furore delle parti egliseppe maneggiarsi con tanta pru-denza che a nessuna rincrebbemai ; e se non fu amato da alcu-ni, fu certamente riverito da tut-ti. Nelle principali solennità del-T anno, non tenendosi solo alpredicare la divina parola tuttele feste, distribuiva al popolo