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[Volume terzo e volume quatro.]
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madre Cecilia Somenza, donnadi magnanimi spiriti e di sommapietà, come lo stesso figliuol suoGiuseppe lasciò scritto in un com-mentario latino ove non solo es-pone le mirabili bontà di lei, maci dà alcuna contezza del modocon cui fu educato. Al paragrafo v.in fatto si legge : « Appena avevasì io sette anni che fui mandato a55 Cremona, ed ivi da Andrea mio» zio paterno, uomo di memora-si bile pietà, fui educato. In quel-» la città studiai prima grana ma-is tica, poi umane lettere, indi» filosofia alla scuola de’ padri Ge-ss suiti. Terminato il corso dellass filosofia, avendo 18 anni tornaiss a Pesaro, e pochi mesi mi fer-ii mai nella casa paterna. Ondess partitomi per rendermi gesui-55 ta, venni a Roma. Fatto il no-ss viziato e compiutolo, posi al-55 quanti mesi nel riandare le co-ss se di belle lettere, passati i qua-si li fui destinato ad ammaestra-si re i giovani nella pietà e nelless buone arti, secondo è costume.» Questo impiego mi durò cinquess anni. Prima in Firenze inse-ss gnai due anni grammatica, in-» di un anno quella che chiama-si no umanità; poi nella città diìì Fermo un anno retorica. Es-si sendo a Fermo, tratto dalla vi-ss cinanza del luogo, mi recai ass Pesaro, e vi passai alquanti gior-is ni co’ miei genitori ; appressoss partii per Roma, dove dovevass per lo quinto anno insegnaress umanità; poiché di tornarme-li ne a Fermo non ebbi nò vogliasi nè potere ìì.

Appresso diè mano agli studiiteologici, e li compiè con grandesuo prò’. Ma per molto che eglistudiasse teologia, l’animo suocorreva spesso alle dolcezze dellapoesia, e pareva in quelle mira-bilmente deliziarsi. Perlochè reg-gendo i superiori quale egli riu-scirebbe se si lasciasse secondare

il suo genio, lo inviarono a Firen-ze professore di retorica, posciavedendo quanto grido levava, ecome tornerebbe ad onore dellasocietà se egli desse lezioni in Ro-ma, il richiamarono. Ventisetteanni interi fu nell’ insegnare bel-le lettere e in Firenze e in Roma,ne’ quali si acquistò voce di buonoratore e di valente poeta. Ebbescuola fioritissima, e potè gloriar-si che di quella uscissero ingfesrniche poi salirono a grande fama.La fatica dell’insegnare aveva ri-dotto il Mazzolaci a non buonacondizione di salute, e però par-ve a’ suoi superiori dargli quel-l’onorato riposo che aveva meri-tato. Perlochè il fecero prefettodelle scuole inferiori del collegioromano, nel quale per tanti anniaveva mostrata la forza della suaeloquenza. E perchè in mezzoagli studii aveva sempre a cuorala pietà, ed era al tutto uomo diDio, si adoperò perchè la gioven-tù non meno coltivasse l’ingegnocogli studii, che il cuore colla re-ligione. Quindi con zelo cristia-no resse una delle congregazionidi quella fiorente università, por-gendosi volentieri a’ bisogni spi-rituali de’ giovani, ed eziandiodelle persone della condizione piùumile, con carità, che veramenteritraeva dagli apostoli. Quandonel 1773 a’ bisogni della cristia-nità fu d’uopo spegnere quellasocietà, gloriosa per tanti uominichiarissimi, riparò in casa d’ al-cuni suoi affezionati e benevoli,e col cuore dolente, ma non acer-bo o traboccante d’odio, comealtri, visse alcuni anni studiandoe servendo al Signore ne’ più piiesercizii. Poi parendogli s’ addol-cirebbe un poco il suo dolore, sealmeno abitasse ove la sua socie-tà aveva avuto stanza, si recò nelConvitto del Gesù, ed essendoornai all’età di 74 anni, chiusegli occhi nella pace del Signore