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della sacra Scrittura,de’Padri e deiConcilii, che ammirabilmente esenza sforzo ne usava lo stile ( i ).Aveva lo spirito eminentementegiusto e illuminato; e nelle sueconversazioni le piu intime ap-pariva la moderazione e l’autori-tà d’ un libro da più secoli stam-pato (•2). Apologista indefesso del-la religione per oltre sessant’ an-ni, emulo di Bacone ( cui chia-mava il savio Bacone , spirito le-gislatore , se ve ne Ju mai ) , diLeibnizio, di S, Agostino, di S.Tommaso e di Bossuet, ec., Ger-dil possedeva altresì in un gradoraro la calligrafia, vantaggio pococomune alla maggior parte degliautori ( 5 ). L’ Orazione funebredel cardinale Gerdil , compostadal padre Fontana, tradotta dal-l’italiano in francese ed arricchi-ta di note storiche, tanto prezio-se quanto estese, dall’abate d’He-smivy di Auribeau (Roma, 1802,in 8, di 180 pag. ) doveva esseresusseguitala dallo Spirito di Ger-dil: ma quest’ultimo lavoro, quan-tunque più volte citato, non com-parve ancora alla luce. Occorronoin essa traduzione gli aneddoti dimaggiore rilievo, i quali caratte-rizzano f uomo privato, siccomegli scritti dipingono l’autore. Litermina il catalogo compiuto del-le «pere di Gerdil, diviso in treparti : I. Le opere contenute nel-l’edizione di Bologna. II Le al-tre, stampate a parte. Ili Quelledelle sue opere postume, destina-li) Ivi, pag. i 3 a.
(2) Lettera del cardinale Maury al-l'abate d’Auribeau , pagina 628 deiCompenti) degli scritti d’esso degnoecclesiastico, il quale sotto la direzionee,pei consigli del cardinale Gerdil de-dicò lungo tempo le sue veglie alla re-ligione ed alle lettere, Pisa, 1814, 2voi. in 8, di 700 pag.
( 3 ) Vedi delle particolarità curiosein tale proposito nella pag. 120, note(>7 e <38 del)’ Orazione funebre, citatapiù sopra.
te all* edizione romana. V’ ha dipiù, in lode di Gerdil : I Un’ O-razione funebre in italiano del P,Grandi, barnabita, opuscolo in 4 .Macerata, 1802; lì Elogio lette-rario, ec., opuscolo in l\. di c.u-quantadue pagine. Il padre Fon-tana, autore d’ esso elogio lettera-rio, vi passa a rassegna le opereprincipali di Gerdil. Lo lesse nel-l’adunanza generale dell’accade-mia degli Arcadi, il giorno 6 digennaio del i 8 o 4 ; e l’abate d’Au-ribeau presentò nella tornata me-desima un omaggio poetico allamemoria d’esso grand’uomo.
Lecuy.
TORRIGGLVNI ( Tommaso ) ;è uno di quegl’ ingegni che piùch’altri abbisognano del confortodella storiai a mandare lor rino-manza ne’ posteri, perchè mancòsul fiore degli anni, e quando l’I-talia poteva sperare di coglierealcun frutto dalle sue lunghe fa-tiche. Nacque di Matteo Torrig-giani e Giovanna Bagnata, agri-coltori nel contado Faentino nel1786. Giovinetto usò alle scuoledi Solarolo, non ignobile castel-lo della Romagna, presso al ter-ritorio di Faenza, ma perchè imetodi erano barbari, e mal siconvenivano ad intelletto nato al-le arti del ragionare, non alle fior-inole di una materiale grammati-ca, parve essere egli d’ ingegnotardo e disacconcio. Fatto è peròche uscito di quel ginepraio, e reicatosi a Faenza alle scuole fioriitissime del Seminario, e da quelleal Liceo, che di que’ dì vantavacime d’ uomini, fra i quali no-minerò solo Dionigi Slrocchi ,Bernardino Sacelli, e GiovanniFagnoli, il Torriggiaoi diè a co-noscere svegliatezza di molto in-gegno, e nelle fisiche, e nelle ma-temaliphe, e a dip tutto in brevein ogni genere di filosofia, dieprove di molto valore. Poi perchè
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