videa rendersi nomo di chiesaistudiò le scienze sacre ed eccle-siastiche, e pur in quelle si distin-se assai, e n’ ebbe grido. Laondeavvenne che vacando la scuola difilosofia nel Seminario Faentino,vi fu egli chiamato} e comechèla modestia che era in lui forte as-sai, il tenesse dall’ accettare quelcarico, pure dopo lunghe istanzevi si condusse. La città di Faenzae tutta la provincia ben presto sen-tirono che un vero filosofo era ve-I nuto a quella cattedra. Traevano(: di lontan paese per venire ad| udirlo, e a tutti contentava assaiI quel suo chiaro e facile modo di! sporre le piix ardue cose della me-tafisica e delle matematiche. Lun-go sarebbe discorrere alla distesadel suo metodo; ben dirò che sefossero stati posti in luce gli scrit-1 ti che egli dettava, forse avrìa pre-
I corso a molti neH’obiettare al Tra-cy, e avrebbe segnata una via nonmolto indifferente a quella che[ poi segnò si luminosa il profon-dissimo Pasquale Galoppi, u Hofatta ornai la logica tutta, ( così| 5» egli scriveva ad un suo discepo-li lo) proponendomi che 1’ officioj> della logica è di fare che l’uomo5i giudichi bene, e da buoni giu-» dizii ne deduca diritte conse-55 guenze, cioè bene ragioni. Per-ii ciò nella prima parte ho tratta-; li to degli elementi del giudizio? li che sono i sensi, la facoltà del-5i l’animo, le idee che quindi neli derivano, i segni delle idee, leji proposizioni, gli assiomi, e nonJ> saprei dir bene ora dove mi sia5i caduto di parlare della defìni-ì> zione e della divisione. Poi hosi parlato del ragionamento dialet-ti tico, de’sofismi, delle ipotesi,5i delle analogie, del modo di farr> osservazioni ed esperienze, del-»,i l’intimo senso, della probabili-ii tà, dell’ autorità in genere, del-5i la storia, dell’ arte ermeneutica,*5 de’ ragionamenti sistematici, e
« poi del criterio della verità, chesi pongo col Jacquier nelle regoleillogiche, e infine del metodo,si Scrivendola a pezzi e bocconiu non mi è riuscita come voleva ,« ma ne ho notato i vuoti, e leii cose non bene trattate. Questa èi> la via che ho tenuta io, non vo-si lendo seguire alcuna guida >i.Da questo è agevole conoscerequale e quanta profondità avessel’intelletto del Torriggiani. Erapoi in lui un vivissimo desideriodi apprendere, e di e notte studia-va sui libri, sino a soffrirne dimolto la sua salute che era sì de-bole di natura da non potere so-stenere tali fatiche. Inflitto nel-l’anno 181 g, cadde a mortale ma-lattia, ed avevasi per ispacciato.Si riebbe, però, e dopo due mesipotè ritornare a’ suoi diletti stu-dii, e all’intramesso officio del-l’insegnare. La sua guarigione fuaccompagnata dalla pubblica gioiae dalle congratulazioni d’ ogni or-dine di persone. V’ebbe di moltiche se ne allegrarono con pubbli-che testimonianze di stima , euscirono a stampa alquante buo-ne poesie, fra le quali un bellis-simo sonetto del cavalier DionigiStrocchi , che si legge alla pag.
14 2 del primo volume delle operedi lui pubblicate in Faenza peiTipi Montanari e Marabini nel-1’ anno i83o. Passato di vita neli8i3 il generai Severoli Faentino,piacque che il Torriggiani ne in-tessesse 1’ elogio, e il fe’ con tantasquisitezza di stile, di dottrina, ed’ ogni maniera sapere, che iopenso l’elogio del Severoli venireappresso, e gareggiare con quellodel Montecuccoli lasciatoci dal Pa-radisi. E benché alcuni, poiché fuvenuto a luce, l’appuntassero al-quanto perchè sapeva un po’ diaffaticato ne’modi, pure egli è co-sa da lodarsene chiunque. Certo èche ivi sono le più calzanti sen-tenze , le più sfolgorate dottrine