frusterà, sì mostrò a Cosimo quasisempre severissima , ed in ultimonon avendo potuto assuefarlo co-pie essa desiderava pieghevole adogni suo volere, e tale da brillarein una conversazione, lo allontanòda se e lo collocò a studio presso ipp. della Badia di Firenze. Con-tava egli allora undici anni. Nelprimo anno che si trattenne sottola disciplina dei nuovi maestri die-de mirabili saggi di memoria e diingegno , ma si mostrò così pocostudioso , e così nemico dei libri ,e di tutto ciò elle doveva serviread istruirlo, che poco mancò nonvenisse rimandato alla propria ca-sa. Il che forse derivava, comaegli stesso diceva, dall’ aver asso-ciata l’idea i)i dolore e di pena i)quella di studio: cosa che ogni pre-cettore desideroso del progresso deisuoi allievi dovrebbe assoluta -monte impedire. Ma poiché i suoiistitutori conoscevano che se egliavesse anche mediocremente ap-plicato avrebbe potuto fare un’ec-cellente riescila , si diedero ognipremura per rendergli caro lo stu-dio. E ne ottennero compiutamen-te l’effetto, giacché d’allora in poifinché visse fu studiosissimo.
Terminato in sei anni il corsodella lingua latina, ritornò in A-rezzo alla casa paterna, e si dedicòalla filosofia, alle matematiche, ea|le scienze fisiphe che in que’tem-pi in Arezzo venivano dettate daichiarissimi professori, padre mae-stro Ciani Agostiniano, dottor fio-rentino Presciani, e cavaliere An-giolo Lorenzo De Giudici. Perpoco più di un anno studiò inde-fessamente e con mirabile profittosotto questi valenti maestri, e pas-sò quindi a proseguire l’intrapre-sa carriera in San Sepolcro. Quiviessendo vacato uno dei canonicatidi patronato delia sua famiglia do-vè staJoilii-si essendogli dal padrestato conferito. Terminati gli stri-dii filosofici, passò all’università
di Pisa , ove mentre prendeva le-zione di gius canonico attendevapiù specialmente alle scienze me-diche alle quali si era proposto didedicarsi esclusivamente. Gli at-testati onorevolissimi che gli fu-rono fatti dai suoi maestri e cheancora si conservano presso di mefanno ampia testimonianza ch’eglinon solo studiò le scienze alle qualisi era applicato con istraordiuariqimpegno, ma anche con brillante,successo. Alla line del quarto an-no (ij maggio 1795) ottenne lalaurea dottorale in medicina, e la-sciò nei suoi maestri degli amiciaffezionatissimi fra i quali non so-no da tacersi i famosi Lorenzo Pi-g'notti , Cristofano Sarti e Fran-cesco Vacca. Si trattenne poi dueanni in Firenze a fare le pratichenel celebre arcispedale di SantaMaria Nuovo in particolar mododiretto dai professori Luca Marti-ni e Attilio Zuccagni, ed ottenu-ta la matricola (4 settembre 1 5 )
per 1’ esercizio della medicina, siportò a Pavia (1796) dove studiòper qualche tempo storia naturalesotto il celebre Spallanzani; quin-di si trasferì a Milano, donde ri-tornò a Firenze, ricco di scelte co-gnizioni. Quivi un distinto perso-naggio 6Ì dichiarò protettore <!< Inostro Cosimo e spontaneamentegli promise di procurargli tal col-locamento, che gli avrebbe datodi occuparsi del tutto ne’ suoi pre-diletti stridii.
Egli che aveva già deposti gliabiti clericali , e che nei viaggi enegli studi aveva consumata iligran parte la piccola porzione dicadetto, che gli era toccata del ric-co patrimonio paterno , credè dìpotere accettare senza avvilirsi laoffertagli protezione, e si fermò inFirenze e vi si trattenne qualchetempo in attenzione del promessocollocamento. Ma senza ch’egli fa-cesse cosa che potesse dispiacereal suo mecenate , fu contento il