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[Volume terzo e volume quatro.]
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tirile giovanili, le quali avea date'non per questo fine ad uno stra-niero. A Londra nel 1810 uscironodue tragedie di lui : il Prusia e ilCorredino : ed alcune Poesie sa-cre in Napoli nel 1822 , in 8. percura di un suo amico. Più altrepoesie rimangono inedite , comeavverte il marchese di Villarosane'Ritraili Poetici ( Nap. 1821,pag. 261. ).

D. ViCCOLlNl.

GliER.AR.DI ( Luigi ), nacquein San Sepolcro da BernardinoGherardi, e da Alessandra di Fer-dinando Gherardi il di i 5 luglioit>86. Fece in patria il corso deglistudi elementari, quindi passò al-l’università di Urbino ove fu lau-reato in ambe le leggi.

Nel 1711 i Rappresentanti delcomune di S. Sepolcro lo inviaro-no in Firenze ambasciatore straor-dinario per assistere a molti e gra-vi interessi pubblici; il quale o-norevole e delicato incarico eglidisimpegnò con lode e soddisfa*Zinne di tutti.

Si fermòquindi in Firenze pres*so Bonaventura Neri Badia, primoauditore della Ruota Fiorentina ,e con sì valida scorta fece gigante-schi progressi nella giurispru-denza.

Il suo nome, e più la lode deisuoi costumi, e dell’ingegno giàrisuonava in molte parti: quandonell’età sua di trent anni fu no-minato uditore generale della le-gazione di Bologna, ove ammini-strati e governo si lodarono di luialtamente. Tal reputazione glimeritò un anno appresso la catte-dra di professore di gius canonicoe civile dell’università di Urbino.Ivi per più anni lesse con plausoed esercitò l’avvocatura.

Nel 1720 fu investito di un ca-nonicato della cattedrale di SanSepolcro di patronato della sua fa-miglia, che con dispensa ritenne

senza risiedervi quasi tnai fino al1 726.

Nel 1722 fu eletto uditore dellalegazione di Urbino nel quale im-piego essendosi diportato con 1’ a-bituale sua integrità, meritò la fi-ducia dei gran principe di Tosca-na che Io elesse al delicato impie-go di assistere ai suoi interessi nelducato di Urbino.

Poco dopo il Duca di Parma in-formato che nel Gherardi alla va-sta dottrina in fatto di leggi an-dava riunita una specchiata illiba-tezza e bontà di costumi, lo innal-zò all’eminente grado di suo con-sigliere: ma egli per non abban-donare gl’interessi del gran prin-cipe di Toscana al quale era inparticolar modo affezionato , rin-graziò il Duca di Parma della fi-ducia della quale lo aveva onorato,e rinunciò un impiego per salireal quale tante ambiziose medio-crità rinunziano alle proprie con-vinzioni, e calpestano i più sacridoveri.

Il Granduca di Toscana vollericompensare la sua devozione no-minandolo nel 1726 vescovo dellacittà di Cortona. È inutile il direche egli, ebe aveva per tanti anniprofessato con lode gius canonicoe civile, fece un esame degno deiniflSTjriori encomi, e che un uomodotato di tante virtù ricevè concristiana umiltà la consacrazione,diremo piuttosto che prese posses-so del suo vescovado il dì 5 aprile1727, e che se si era fatto conosce-re nelle difficili funzioni di giudi-ce , di maestro , di difensore , diamministratore, dotto, giusto, il-libato, non si mostrò inferiore alsublime grado episcopale, e si fèanzi conoscere ricco di tutte quel-le virtù che sono necessarie peradempirne i doveri.

L’ accademia Etnisca che alloraera nel suo massimo splendore, sirecò ad oiiore di annoverarlo frai suoi socii, ed esso corrispose al