Appiiani, a Gmatani, ad Azara, adUgg'eri, ad Ot tley, e ad AngelicaK auiTiwann, a Benvenuti, a Vi-ear, à ’Woogdt, ad Humbert ec.
Giuseppe M. Bozoli.
M ARTORELLI (Orazk» Gia-como), nacque a Napoli da Toma-so il io gennaio 1699, di onestafamiglia: posto da fanciullo a stu-diare nel seminario arcivescovile,che fioriva per belle istituzioni, fe-ce profitto assai nelle lingue anti-che, singolarmente nella greca: ecoltivò con amore le matemati-che. Fu a Roma, dove trattò spes-so con monsignor Maiello, e pie-no delle maraviglie della cittàeterna ripatriò. E strinse amici-zia con Matteo Egizio , con Ago-stino Ariani, e con altri uominidi lettere. Fece di Omero le suedelizie, e studiò Pausania e Stra-bono. Insegnò lettere umane ne]seminario, indi ebbe la cattedradi lingua greca nella universitàdopo avervi supplito sette anni,e vi spiegò gran corredo di eru-dizione. Avendo il principe Fer-dinando Vincenzo Spinelli insti-tuita un’accademia, il Martorellivi lesse una dissertazione a mo-strare , che i ratti degli antichi( e singolarmente quello di Ele-tta ) furono matrimonii legittimi ;e la cagione della guerra troiananon altro, che gelosia d’ impero,Pnblicò due volumi in foglio Deregìa theca calamaria ( Neap.1^46) i» occasione di essersi tro-vato in Terlizzi un vasetto dibronzo di figura ottagono, che insette faccie portava sette figured’argento, e mostrò esser quelloun calamaio lavorato intorno alsecolo d’ Augusto, ed esserne sta-to possessore un astrologo napole-tano. Secondando il suo genio dinuovi e strani sistemi, si volse a■cercare l’ origine della città diNapoli, e diede i materiali, che
sotto il nome di Vargas uscironoin un volume nel 1764 intornoalle prime Colonie, che yenneroin Napoli-, altro volume uscì do-po a dimostrare, che appresso iFenici la seconda colonia fosse diEuboia: sostenne doversi a Comadi Eubea f onore di esser patriad’Omero; talché un certo Parte-nio sacerdote di quella città ne re-se azioni di grazie al Martorelli :il terzo volume dovea parlare de-gli Attici; ma la stampa rimaseimperfetta. Nel Tomo III degliopuscoli del Calogerà è una let-tera di lui ad illustrazione diuna gemma di Eliogabalo : altralettera indiritta al Gori è nel voi.II delle Simbole Letterarie. Ol-tre una orazione greco-latina , opoesie per le nozze del re Car-lo, ed adtra orazione latina per glistudi rinnovati nel 1747, pubbli-cò raccolti per uso del seminariourbano i versi di Catullo, Tibulloe Properzio, varii squarci di gre-ci autofi Con versione latina, e laGramatica greca di Porto Realetradotta. Dissertazioni varie digreca antichità, ed una sopra Poz-zuoli andarono perdute. Troppotenace di sua opinione ed acerboa’contraddittori, troncò l’amicizia,che aveva col Mazzocchi, perchèquesti sull’ opera De theca cala-maria non conveniva in tutto, egli animi degli eruditi si diviseroin due; mentre altri militò percosì dire colla difesa di lui, altricon quella del Mazzocchi: tra iquali l’Ignarra. Non può perdo-narsi al Martorelli la smania, cheaveva di primeggiare anche nellostile lapidario, nel quale era me-diocre. Fu a lodare però, che a-vendo l’amicizia di ragguardevolipersonaggi, non ambì mai caricheed onori: semplice sacerdote noncurò gli agi della vita, contentodi abitare in una stanza del se-minario cosi mal messa, che erauna compassione. Chiamato a